Chiesa di San Giovanni: predella del retablo di Villamar

Villamar, Chiesa di San Giovanni Battista

Come arrivare
Imboccata da Cagliari la SS 131, dopo aver percorso circa 40 km, si svolta a d. e si prende la SS 197, che conduce, dopo meno di 10 km, a Villamar, nel cui abitato è ubicata la chiesa di San Giovanni Battista.

Il contesto ambientale
Il centro di Villamar si trova su un terrazzamento della bassa Marmilla, nella Sardegna centromeridionale. Nella zona, frequentata dal Neolitico, sono presenti testimonianze di epoca nuragica e punica. La parrocchiale di San Giovanni Battista, a breve distanza dalla chiesa romanica di San Pietro, prospetta su una grande piazza.

Descrizione
La "villa" di Mara Arbarei, attuale Villamar, apparteneva al giudicato di Arborea e dipendeva dalla curatoria della Marmilla, di cui era capoluogo, e dalla diocesi di Usellus (o Ales). È menzionata per la prima volta in un documento del 29 ottobre 1206, che conosciamo dalla trascrizione, realizzata nel XVI secolo, di una copia del 1307, riguardante l'accordo stipulato fra Guglielmo I-Salusio IV de Lacon Massa, giudice di Cagliari, e Ugone I de Bas-Serra, giudice di Arborea, per precisare la delimitazione dei confini tra i due giudicati. Mara Arbarei passò a Cagliari, ma tornò all'Arborea nel 1258, in seguito alla caduta del giudicato cagliaritano. Il 20 luglio 1219 venne donata, insieme ad altre ville, dal giudice di Cagliari Lamberto Visconti al figlio Ubaldo, in occasione del suo matrimonio con Adelasia de Lacon-Gunale. Al toponimo Mara erano uniti gli attributi geografici di Arbarei o Arbaressa, per indicare l'appartenenza della villa al giudicato di Arborea.
Nella facciata rettangolare della chiesa, rivolta a N/O e intonacata, sono evidenti i resti dell'impianto romanico, ascrivibile alla seconda metà del XIII secolo, epoca a cui si assegna anche la vicina chiesa di San Pietro. L'ampia porzione di paramento murario romanico è in conci di calcare e vulcanite di media pezzatura. Vi si apre un portale tamponato con lunetta e architrave monolitico poggiante su capitelli. Questi, tagliati a filo nelle facce di stipite, sono scolpiti, nelle facce affrontate, con coppia di foglie dalla cima riversa e appiattita. In alcuni conci dell'arco di scarico semicircolare sono quattro incavi emisferici, di cui uno di maggiori dimensioni, che dovevano ospitare altrettante patere maiolicate ormai perdute.
Nel Cinquecento l'edificio fu ricostruito in forme tardogotiche, secondo il prototipo sardo-catalano rielaborato nella parrocchiale di San Giacomo di Villanova a Cagliari, che fu modello per molte chiese della Sardegna meridionale. La pianta è a tre navate, con cappelle laterali aggiunte in tempi diversi, alcune delle quali mostrano volte gotiche. La chiesa è stata restaurata fin dall'Ottocento. Della fase edilizia cinquecentesca rimangono due cappelle. Al centro del prospetto principale si apre il portale, inquadrato da una cornice modanata. In asse con questo è una finestra, affiancata da due più piccole. La facciata ospita altri due ingressi. Sul piatto terminale sono collocati due elementi decorativi con motivo a spirale. Il vano presbiteriale, meno ampio e più basso della navata, a pianta quadrata e volta stellare costolonata con gemme pendule alle chiavi dell'arco, è simile a quello del San Giacomo di Cagliari. Alla parte absidale dell'edificio sono addossate delle costruzioni. È visibile la cupola della cappella che affianca il presbiterio.
Allineato alla sinistra del prospetto principale è il campanile a canna quadrata, che basa su un alto zoccolo e presenta un terminale piatto. Sormontano le quattro monofore, aperte una in ciascuna faccia, gli orologi. Anche il campanile, coevo alla ristrutturazione del XVI secolo, rimanda al prototipo cagliaritano. Le decorazione riprendono, sebbene in forme molto più semplici, quelle nei terminali delle architetture plateresche spagnole del Seicento.

Storia degli studi
La chiesa, segnalata da Vittorio Angius, è pubblicata nel volume di Roberto Coroneo sull'architettura romanica e nelle opere sulla Marmilla.

Bibliografia
V. Angius, voce "Mara Arborei", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, X, Torino, G. Maspero, 1842;
La Provincia di Cagliari. I comuni, a cura di N. Sciannameo-F. Sardi, Cinisello Balsamo, Silvana, 1985 (II ed.);
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 135;
G. Murgia, "Dal crollo del giudicato d'Arborea al dominio aragonese-spagnolo", in Villamar. Una comunità, la sua storia, Dolianova, Grafica del Parteolla, 1993;
A. Ingegno, Storia del restauro dei monumenti in Sardegna dal 1892 al 1953, Oristano, S'Alvure, 1993;
Dentro la Marmilla. Ambiente, Storia, Cultura, Lunamatrona, Sa Corona Arrubia, 2000;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 82.