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Sassari, Chiesa di Sant'Andrea

Come arrivare
Da piazza d'Italia si imbocca il corso Vittorio Emanuele II e lo si percorre fino all'altezza di via San Sisto.

Il contesto ambientale
La chiesa è all'interno delle mura storiche della città.

Descrizione
La chiesa di Sant'Andrea, sede della Confraternita del Santissimo Sacramento, fu eretta per volontà del medico di origine corsa Andrea Vico Guidoni, morto nel 1648. La fabbrica, cominciata dopo la morte del committente, si protrasse per oltre un cinquantennio, a causa delle diverse interruzioni per la peste che colpì la città nel 1652 e di una vertenza intercorsa fra il 1656 e il 1658 tra la confraternita e il capitolo turritano, che aveva incamerato i beni del Vico Guidoni destinati ai lavori, ultimati nell'ultimo decennio del Seicento.
In mancanza di fonti documentarie si ritiene che la facciata, realizzata contestualmente all'impianto seicentesco, sia stata riformata negli ultimi anni del Settecento secondo un gusto rococò ad opera di maestranze legate all'architetto piemontese Giuseppe Viana.
L'aula a navata unica è voltata a botte e scandita in tre campate diseguali da semipilastri dorici che, oltrepassando la cornice aggettante decorata a baccellature e ovoli classicistici, si prolungano nei sottarchi. Nelle pareti della seconda e terza campata sono state ricavate quattro nicchie entro cui si collocano altari in stucco di gusto barocco. L'abside, più bassa e stretta della navata, è a pianta quadrangolare. Nel XIX secolo è stata inserita nel catino absidale la decorazione in stucco a conchiglia e sono stati costruiti l'altare maggiore e la balaustra marmorei; quest'ultima, di forma semicircolare, nel delimitare la zona presbiteriale invade parte dell'ultima campata dell'aula. Nella parete destra del presbiterio è murata la lapide tombale del fondatore.
La facciata si articola in due ordini raccordati da ampie volute sormontate da piccoli campanili a vela con timpano triangolare. Una cornice marcapiano raddoppiata e fortemente aggettante con un fregio inferiore a triglifi e metope li separa. L'ordine inferiore è ripartito in tre specchi dai lesene tuscaniche doppie su basamento; nello specchio centrale si apre il portale, inquadrato da colonne doriche e sormontato da un architrave con fregio a triglifi su cui poggia il timpano spezzato a doppia inflessione, entro cui si inserisce una piccola edicola con nicchia architravata e centinata. Negli specchi laterali si dispongono tre aperture cieche sovrapposte: un portale quadrangolare con timpano spezzato a doppia inflessione concluso da una voluta e con un edicoletta centrale, una nicchia centinata e contornata, una finestrella quadrangolare la cui cornice forma ai lati quattro riquadri. Nel secondo ordine si ripropone il ritmo ternario con la serliana, sormontata da un timpano triangolare con due volute laterali che riproducono quelle della facciata mentre i rettangoli diamantati che ornano le lesene centrali sono una ripresa del motivo presente nelle pseudo edicole dei portali ciechi laterali. Conclude il prospetto il fastigio costituito da un timpano triangolare con vistose mensole che ne reggono la cornice.

Storia degli studi
La chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Salvatore Naitza sull'architettura tardoseicentesca e purista (1992).

Bibliografia
V. Angius, voce "Sassari", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, XIX, Torino, G. Maspero, 1849, pp. 71-375;
E. Costa, Sassari, Sassari, 1937;
A. Marcellino, La Cofadria de Sant'Andreu sub invocassiò del Santissim Sacrament, Sassari, 1938; V. Mossa, Architetture sassaresi, Sassari, Gallizzi, 1965;
V. Mossa, Dal Gotico al Barocco in Sardegna, Sassari 1982;
S. Naitza, Architettura dal tardo '600 al Classicismo purista, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1992, sch. 32;
M. Porcu Gaias, Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al '600, Nuoro, Ilisso, 1996;
W. Paris, Sassari, le chiese. Itinerari artistici, religiosi e storici, Sassari 1997;
A. Sari, La chiesa nell'Arcidiocesi di Sassari, collana "Chiese e arte sacra in Sardegna", Sestu, 2003.