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Alghero, Cattedrale di Santa Maria

Alghero, cattedrale di Santa Maria Alghero, cattedrale di Santa Maria
Come arrivare
Sul lungomare Magellano, nel tratto stretto tra la torre "de Castilla" e quella "de la Magdalena", si apre la Porta a Mare che immette nella piazza Civica. Da qui, sulla destra, si passa nella piccola piazza del Duomo, dove prospetta la cattedrale di Alghero.

Il contesto ambientale
La cattedrale rappresenta il fulcro del centro storico di Alghero, cittadina che ha mantenuto una forte identità culturale catalana.

Descrizione
Con la "Bolla Aequum reputamus", preparata da Alessandro VI ma promulgata il 26 novembre 1503 da papa Giulio II, si accoglieva la richiesta di Filippo II di riformare le antiche diocesi sarde. Nel 1495 il sovrano inoltrò alla Santa Sede un progetto di revisione della giurisdizione ecclesiastica sarda, che contemplava la riduzione del numero delle diocesi.
Dalla riforma del 1503 le antiche diocesi di Bisarcio, Castro e Ottana vennero accorpate in un'unica circoscrizione con nuova sede ad Alghero.
La piazzaforte, elevata a rango di città dal re nel 1501 anche in funzione del nuovo ruolo che avrebbe dovuto rivestire, per molto tempo non ebbe un edificio degno di fungere da cattedrale.
Il primo vescovo, Pietro Parente, nominato nel 1504 risiedeva a Sassari e neppure i successivi, fino a Durante dei Duranti (1538-41), risedettero nella nuova diocesi priva di cattedrale, la cui fabbrica fu avviata solo nel terzo decennio del XVI secolo e portata avanti fra mille difficoltà, spesso di natura economica.
Si ipotizza che entro il 1547 fossero stati edificati il coro con le cinque cappelle radiali a girola e il campanile a canna ottagonale che si innalza sulla cappella centrale della tribuna, con la sottostante facciatella dal portale gigliato, secondo l'ormai consolidato modello isabellino delle cattedrali catalane, di Barcellona in particolare. Successivamente i lavori subirono un rallentamento per riprendere con rinnovato vigore sotto il vescovato di monsignor Pietro Perez del Frago eletto nel 1566. Qualche anno prima, un architetto italiano o di formazione classicistica - forse lo stesso Rocco Capellino, ingegnere militare in Sardegna a partire dal 1552 con lo scopo di adeguare le fortezze isolane alle nuove tecniche belliche - dette una svolta in chiave rinascimentale alla costruzione.
Delle cinque cappelle radiali che costituiscono la girola la prima da s., a pianta rettangolare e volta a crociera senza nervature con peducci d'ispirazione rinascimentale, deve essere considerata l'ultima eseguita in ordine di tempo, quando ormai subentrava la nuova concezione architettonica di gusto classicistico. Da questo momento i lavori proseguiranno secondo un disegno tardorinascimentale che contemplava un'ampia aula longitudinale divisa in tre navate e unita al corpo gotico mediante un vasto transetto.
Le ordinazioni del vescovo Bacallar, il 18 settembre del 1593, testimoniano la consacrazione dell'edificio anche se la fabbrica non poté dirsi effettivamente conclusa se non intorno alla metà del XVII secolo. Nel 1638, infatti, si provvide a coprire il transetto e la crociera che furono voltati rispettivamente a padiglione e a cupola ottagona su un alto tamburo finestrato.
Le navate erano state già voltate allo scadere del secolo precedente, la maggior parte con volta a botte leggermente ribassata impostata su un cornicione sorretto da grandi mensole classicistiche e segnata da sottarchi che dividono lo spazio sottostante in campate. Il minimo scarto dei bracci ortogonali conferisce all'impianto longitudinale una centralità di stampo rinascimentale, evidenziata dall'accentuato sviluppo in altezza delle navate.
La torre campanaria, a canna ottagonale coronata da guglia piramidale, rientra in una tipologia comune in Catalogna (cappella di Sant'Agata e cattedrale di Barcellona).
Tra gli arredi marmorei, dovuti a sovrapposizioni tardobarocche settecentesche, sono pregevoli il pulpito e il monumentale altare maggiore del genovese Giuseppe Massetti (1727)
Il pronao neoclassico è il risultato del rifacimento ottocentesco dell'originaria facciata tardorinascimentale.

Galleria fotografica
  • Portale
  • Torre campanaria
  • Interno


Storia degli studi
La chiesa è oggetto di studio nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994) e di Salvatore Naitza sull'architettura tardoseicentesca e purista (1992).

Bibliografia
S. Naitza, Architettura dal tardo '600 al Classicismo purista, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1992, sch. 64;
F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 32.
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