Cagliari, Cattedrale di Santa Maria di Castello

Cagliari, Cattedrale di Santa Maria di Castello

Come arrivare
La cattedrale si trova in Piazza Palazzo nel cuore dell'antico quartiere di Castello.

Il contesto ambientale
Cagliari è la città più importante della Sardegna. Nel suo territorio si concentra un terzo della popolazione sarda. Fondata fra l'VIII e il VII secolo a.C. dai Fenici, ha conosciuto importanti fasi di occupazione in età punica, romana, bizantina e giudicale, assurgendo nel XIV secolo a capitale del Regno di Sardegna. Passata dagli Aragonesi agli Spagnoli, quindi ai Piemontesi, conserva rilevanti tracce monumentali del suo passato. Fra queste sono le antiche torri e mura, che cingono Castello e comprendono la cattedrale che ha come titolare Santa Maria e patrona Santa Cecilia.

Descrizione
Nel 1217 il nobile pisano Lamberto Visconti ottenne in donazione dalla giudicessa di Cagliari Benedetta il colle nel quale venne costruita una cittadella fortificata, il "Castellum Castris de Callari".
Della chiesa del Castello, dedicata a Santa Maria, si ha documentazione dal 1255. Grazie alle descrizioni seicentesche è possibile restituire l'edificio medioevale, con aula divisa da colonne in tre navate, abside semicircolare e copertura lignea.
Nel 1258 i Pisani assunsero il controllo del giudicato di Cagliari, dopo averne conquistato la capitale Santa Igia; la chiesa ebbe come patrona Santa Cecilia ed assunse il rango di cattedrale. Tra la fine del XIII e i primi del XIV secolo si procedette ai lavori di ampliamento, con la costruzione di un ampio transetto e di un'abside rettangolare.
Dell'impianto pisano si conservano: il campanile a canna quadrata, la controfacciata, i muri perimetrali del transetto e la seconda cappella a s. dell'abside, a pianta quadrata con volta a crociera. Nella facciata, il portale mediano conserva l'arco di scarico (benché restaurato) e, all'interno della lunetta, l'architrave a girali d'acanto (metà del XIII secolo). Nella testata N del transetto, il portale è lunettato con sculture marmoree di spoglio, mentre il portale della testata S è cuspidato, con un sarcofago tardoromano di reimpiego e una Madonna con Bambino, scultura pisana del primo Trecento.
Nel 1326 gli Aragonesi, sconfitti i Pisani, si impossessarono definitivamente del Castello e portarono a termine l'ampliamento del transetto; del loro intervento rimane oggi la seconda cappella a d. dell'abside, a pianta semiottagonale e volta ombrelliforme.
Nel corso dei secoli XV e XVI, furono costruite altre cappelle lungo il transetto e tra i contrafforti delle navate laterali delle quali si conservano, nelle fiancate esterne, alcuni rosoncini. Nella stessa epoca furono aggiunti gli ambienti delle sagrestie ai lati del presbiterio.
Tra il 1615 ed il 1617 il presbiterio fu sopraelevato per ricavare la cosiddetta "Cripta dei martiri", dove furono sistemate le reliquie dei presunti martiri sardi, trovate in quegli anni nell'area della basilica di San Saturnino. Il sacrario, al quale si accede tramite due scale ai lati del presbiterio, è diviso in tre ambienti: il più grande, centrale, voltato a botte ribassata; i due laterali, più piccoli, coperti in parte a crociera in parte a volta a botte spezzata.
Nel 1669 si decise di procedere ai lavori di restauro ed ampliamento, secondo modi aggiornati al barocco. Il cantiere fu diretto da Domenico Spotorno e, per breve tempo, dall'architetto Solaro. I lavori comportarono l'ampliamento della navata centrale, la sostituzione dei setti divisori con robusti pilastri a sostegno della nuova e più alta copertura a botte della navata centrale e del transetto; all'incrocio un'alta cupola su tamburo. Tra il 1702 ed il 1704 venne costruita la facciata su disegno di Pietro Fossati; nel 1771-72 fu restaurata ed in parte modificata dal marmoraro ligure G.B. Aschero secondo disegni e calcoli dell'architetto Viana, che diresse anche i lavori.
Nel 1902, sotto la direzione dell'ingegner Scano, la facciata barocca fu smantellata nella vana speranza di trovarvi al di sotto quella medioevale; solo nel 1925 ne venne ricostruita una nuova in "stile romanico lucchese" su disegno dell'architetto Giarrizzo.

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Storia degli studi
La chiesa è oggetto di sintetiche schede nei volumi della collana "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura romanica (1993), tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994), tardoseicentesca e purista (1992).

Bibliografia
G. Spano, Guida della città di Cagliari e dintorni, Cagliari, Timon, 1861;
M. Pintus, "La Cattedrale", in Cagliari Quartieri storici. Castello, Cagliari, 1985;
S. Naitza, Architettura dal tardo '600 al Classicismo purista, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1992, sch. 1;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro. Ilisso, 1993, sch. 96;
A. Sari, "L'architettura del Seicento", in La società sarda in età spagnola, a cura di F. Manconi, Quart, Consiglio Regionale della Sardegna, 1993;
A. Ingegno, Storia del restauro dei monumenti in Sardegna dal 1892 al 1953, Oristano, S'Alvure, 1993;
F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro. Ilisso, 1994, sch. 2, 38, 62.;
G. Cavallo, "Un artista lombardo in Sardegna. Giulio Aprile - Maestro di quadro e di architettura - Scultore, marmista e architetto", in Studi in onore di Mons. Antioco Piseddu, Cagliari, Zonza, 2002;
I. Farci, "Maestri marmorari liguri e lombardi attivi in Sardegna dalla metà del Settecento ai primi decenni dell'Ottocento", in Quaderni Oristanesi, 51-52, 2004.

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