Padria, chiesa di Santa Giulia, capitello

Padria, Chiesa di Santa Giulia

Come arrivare
Dalla "Carlo Felice" si imbocca, all'altezza di Bonorva, lo svincolo per Pozzomaggiore. Oltrepassato il paese (2 km) si svolta a destra sulla SS 292 che conduce a Padria.

Il contesto ambientale
Il borgo è adagiato su un altopiano basaltico a pascoli, costellato di nuraghi.

Descrizione
La parrocchiale venne riedificata nel 1520, come si legge in facciata, a cura del barone di Bonvehì Bernardino de Ferrera, nobile algherese signore della Contea di Monteleone, e del vescovo di Bosa Pietro de Sena, alla cui diocesi apparteneva la pievania di Padria.
L'equilibrio delle proporzioni e le raffinatezze esecutive fanno dell'edificio una delle più rilevanti architetture sarde in allineamento con modelli castigliani del periodo isabellino.
Anche i soggetti iconografici degli ornati, caratterizzati dal marcato influsso della scultura nordica, riflettono l'intento dottrinario della politica religiosa di Ferdinando II per il quale l'omogeneità religiosa e culturale appariva un fattore di accentramento politico.
L'interno, ad aula con cappelle laterali, adotta, nel presbiterio a schema pentagonale, il modello del San Francesco di Alghero dove l'adesione all'estetica catalana appare priva di rielaborazioni locali.
La navata è divisa in cinque campate voltate a crociera da arconi a sesto acuto sorretti da paraste. La capilla mayor, più bassa e stretta della navata, è voltata a crociera radiale con sette spicchi e gemma scolpita con Santa Giulia in croce affiancata da due angeli. L'arco trionfale a sesto acuto è retto da pilastri polistili a fascio di colonne con originali capitelli in cui si alternano angeli ignudi reggiscudo e ornati fitomorfi.
La facciata a leggero spiovente, come nella chiesa algherese, è inquadrata nella Santa Giulia da contrafforti obliqui rastremati a gradoni poligonali in cima, di immediata derivazione catalana. Una cornice orizzontale, che segue nei contrafforti ed è sottolineata da un raffinato intreccio di archetti inflessi, riproposti più tardi in quasi tutte le chiese del Meilogu, la divide in due ordini. Le archeggiature sono presenti anche sotto il coronamento, nella parte terminale della navata, nel secondo ordine del campanile e, all'interno, sopra le cappelle e nella controfacciata.
Il primo ordine del prospetto si apre nel bel portale gigliato a sesto rialzato con estradosso ornato da punte di diamante e delimitato da foglie rampanti che, dopo una leggera flessione, originano in chiave un alto fiorone fiancheggiato dalle insegne dei committenti.
Due alti pinnacoli poliedrici, che nascono dai capitelli, complicano il disegno del portale che costituisce uno degli esempi più puri di Gotico catalano in Sardegna. Nel secondo ordine concluso da un'elaborata cornice è un grande oculo con ghiera modanata.

Galleria fotografica


Storia degli studi
Studiata in precedenza da Vico Mossa, la chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994).

Bibliografia
V. Mossa, Dal Gotico al Barocco in Sardegna, Sassari, 1982;
V. Mossa, Vicende dell'architettura in Sardegna, Sassari, 1994;
F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 25.