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Cagliari, Chiesa di Sant'Eulalia

Come arrivare
Dalla via Roma, che costeggia il porto, si imbocca via Barcellona sotto i portici e la si percorre tutta in direzione N/E sino a via Sant'Eulalia, dove si trovano la chiesa e l'area archeologica.

Il contesto ambientale
La chiesa di Sant'Eulalia domina il versante O dello storico quartiere della Marina. L'area corrisponde ad antiche strutture portuali di età romana, fortificate nei primi secoli del Medioevo per proteggerle dalle incursioni dal mare. A partire dall'VIII secolo vide fortemente ridimensionata la sua importanza, per via delle scorrerie arabe, che determinarono il trasferimento della popolazione a O. Il quartiere fu rifondato dagli Aragonesi, che nel XIV secolo vi impiantarono la parrocchiale di Sant'Eulalia.

Descrizione
La chiesa di Sant'Eulalia è andata incontro a tali rimaneggiamenti, da risultare poco significativa dal punto di vista architettonico e monumentale, a eccezione del suo sottosuolo. Le indagini archeologiche ancora in corso hanno evidenziato una stratigrafia importante, che documenta la storia del quartiere e della città di Cagliari dall'età romana al Medioevo.
L'edificio risale al XIV secolo ed esisteva già nel 1371 come parrocchiale del quartiere di Marina. Fu ristrutturato nel XVI secolo e più avanti, fino all'intervento novecentesco a seguito dei danni riportati nel bombardamento di Cagliari del 1943.
Ha pianta mononavata lunga circa 30 m, con otto cappelle, quattro per lato, che si affacciano sull'aula con un arco ogivale. L'aula ha tre campate coperte con volta stellare e gemme pendule. Il coro si sviluppa su una pianta quadrata, sovrastato da una cupola emisferica.
La facciata, rincassata tra due contrafforti, ha un portale architravato sormontato da una lunetta modanata con centina impostata su peducci. In asse con il portale un grande oculo illumina l'interno dell'aula. Una teoria di archetti trilobati corona il prospetto. Il campanile, alto quasi 40 m, è addossato al fianco d. della facciata.
Dalla piazzetta attigua alla chiesa è ben visibile, oltre la facciata, il fianco S/O, con quattro specchi divisi da lesene, entro i quali tre monofore a sesto acuto nascono dalla cornice che divide gli stessi specchi, chiudendosi rispettivamente con tetto a due falde. Un portale architravato, sormontato da lunetta ogivale decorata con una scultura della Madonna con il Bambino, consente l'ingresso da una delle cappelle laterali.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
Il canonico Giovanni Spano (1861) e poi Dionigi Scano (1934) ritenevano che la parrocchiale di Sant'Eulalia fosse stata edificata sui resti di una chiesa più antica, di cui però, nei recenti scavi ancora in corso, non è stata trovata traccia. Francesco Loddo Canepa (1952) pubblicò i documenti d'archivio da cui si evince la sua esistenza dal 1371. Una restituzione delle linee gotiche originarie è stata proposta da Maria Freddi (1966). Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari (1994) inseriscono l'edificio tra il 1371 e il XV secolo.

Bibliografia
G. Spano, Guida alla città e dintorni di Cagliari, Cagliari, Timon, 1861, p. 204;
D. Scano, Forma Karalis. Stradario storico della città e dei sobborghi di Cagliari dal XIII al XIX secolo, Cagliari, 1934, p. 120;
F. Loddo Canepa, "Note sulle condizioni economiche e giuridiche degli abitanti di Cagliari dal secolo XI al XIX", in Studi Sardi, X-XI, 1952, p. 330;
M. Freddi, "La chiesa di Sant'Eulalia a Cagliari", in Atti del XIII congresso di Storia dell'Architettura. Sardegna, I, Roma, 1966, pp. 245-251;
R. Serra, "L'architettura sardo-catalana", in I Catalani in Sardegna, a cura di J. Carbonell-F. Manconi, Cinisello Balsamo, Silvana, 1984, p. 134;
M. Pintus, "Architetture", in Cagliari. Quartieri storici. Marina, Cinisello Balsamo, Amilcare Pizzi, 1989, p. 100;
F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 7;
Cagliari. Le radici di Marina. Dallo scavo archeologico di S. Eulalia un progetto di ricerca, formazione e valorizzazione, Cagliari, 2002.

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