Presbiterio del santuario della Madonna di Bonaria

Cagliari, Santuario della Madonna di Bonaria

Come arrivare
Nel centro urbano di Cagliari si sale in viale Bonaria fino alla piazza omonima. Sulla s., affiancato alla basilica, si erge il santuario di Nostra Signora di Bonaria.

Il contesto ambientale
Dall'omonimo colle cagliaritano di Bonaria, il santuario e la basilica dominano il golfo di Cagliari. L'area corrisponde a un settore della necropoli O della città romana, nella quale vennero ritrovate nell'Ottocento alcune tombe cristiane, le più antiche individuate a Cagliari. Sul colle si insediarono fra il 1324 e il 1326 gli Aragonesi, dopo la concessione del "Regnum Sardiniae et Corsicae" alla Corona d'Aragona da parte di Bonifacio VIII, per assediare il Castello di Cagliari e quindi porre fine all'egemonia pisana.

Descrizione
Il santuario di Nostra Signora di Bonaria è uno dei luoghi simbolo dell'identità cagliaritana. Dall'alto del colle omonimo, è uno dei primi edifici che si avvista dal mare, entrando da E nell'ampia baia sulla quale si affaccia la città. Non a caso, dunque, la Madonna di Bonaria è stata eletta a protettrice dei naviganti. Il suo veneratissimo simulacro ligneo, secondo la tradizione approdato entro una cassa sul litorale cagliaritano nel 1370, risale alla seconda metà del XV secolo ed è opera pregevole di uno scultore ibero-campano.
La chiesa venne fondata negli anni dell'assedio che gli Aragonesi posero al Castello pisano di Cagliari, fra il 1324 e il 1325. La consegna del quartiere alla Corona d'Aragona, nel 1326, determinò anche la fine della cittadella di Bonaria, ma non del suo santuario, originariamente intitolato alla Santissima Trinità e alla Madonna, che rappresenta una schietta derivazione dei modelli gotico-catalani. Fu esemplato infatti sul modello della cappella di Sant'Agata, compresa nel Palazzo reale maggiore di Barcellona (1302-11). Unica eccezione è rappresentata dall'insolita soluzione del campanile elevato sopra il presbiterio, probabilmente come torre di avvistamento, compresa nella cinta muraria che proteggeva la cittadella aragonese.
L'aula ha una lunghezza di circa 15 m. In origine era più corta, a navata unica con abside a pianta poligonale. Secondo i modi tipici dell'architettura gotico-catalana, aveva robusti contrafforti lungo i muri esterni. Nel corso del Cinquecento tra i contrafforti furono aperte le cappelle laterali. Si conservano solo quelle sul fianco s. La copertura, originariamente lignea, fu sostituita da una volta a botte ogivale percorsa da sottarchi. Nel Settecento vennero demolite le cappelle sul fianco destro, delle quali oggi rimane solo l'arco d'accesso alla Basilica. I restauri del 1869 hanno snaturato l'originaria conformazione del Santuario, che venne allungato per allinearlo alla basilica, iniziata nel 1704 e completata solo nel 1926.
La zona presbiteriale, unica superstite della chiesa del XIV secolo, ha pianta semidecagonale, con volta a crociera ombrelliforme. All'esterno, addossata all'abside si vede la torre campanaria contraffortata. La copertura, costruita nel XIX secolo, è a volta a botte spezzata. Nella facciata, ricostruita in conci calcarei, sono stati rimontati gli stipiti e l'arco ogivale modanato, che costituivano il portale della distrutta chiesa di San Francesco di Stampace.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
L'importanza del monumento fu messa in evidenza da Renata Serra (1957, 1984), che vi riconobbe la più antica architettura gotico-catalana in Sardegna. Le ricerche storiche di Antonio Arribas Palau (1952) appurarono che la fabbrica del santuario si inquadra nel fugace insediamento urbanistico sul colle, voluto dall'infante Alfonso negli anni dell'assedio aragonese di Cagliari. La robusta cinta muraria, secondo Joaquin Arce (1960), avrebbe potuto inglobare il campanile della chiesa. Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari (1994), in linea con gli studi precedenti, ritengono che il santuario sia stato edificato tra il 1324 e il 1325.

Bibliografia
E. Lippi, Storia del Santuario di Nostra Signora di Bonaria, Cagliari, 1870;
A. Arribas Palau, La Conquista de Cerdeña por Jaime II de Aragón, Barcellona, 1952;
R. Serra, "Il santuario di Bonaria in Cagliari e gli inizi del gotico catalano in Sardegna", in Studi Sardi, XIV-XV, 1955-57, parte II, pp. 333-354;
J. Arce, La Spagna in Sardegna, Cagliari, 1982, p. 353;
R. Serra, "L'architettura sardo-catalana", in I Catalani in Sardegna, a cura di J. Carbonell-Francesco Manconi, Cinisello Balsamo, Silvana, 1984, p. 125;
F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 1.