Bosa, casa Deriu

Bosa, Casa Deriu

Come arrivare
Bosa si raggiunge da Macomer lungo la SS 129 bis, da Alghero lungo la SP 49 o da Oristano lungo la SS 292.

Il contesto ambientale
Alla casa Deriu si accede dal corso Vittorio Emanuele II, che percorre il centro urbano arginando l'intrico viario di "cortes" e "cascios" dell'abitato medievale, sulla direttrice parallela al fiume Temo. Il corso è uno dei pochi risultati del "Piano d'ornato" voluto dall'amministrazione cittadina e progettato fra il 1864 e il 1867 dall'ing. Pietro Cadolini. L'intervento di allineamento dei fronti degli edifici e di regolarizzazione della strada ebbe un momento particolarmente importante nella demolizione della chiesa della Maddalena (1870) e nella contestuale apertura della piazza Costituzione, ornata qualche anno dopo (1881-82) con il fontanone di vulcanite e marmo, punto d'arrivo dell'acquedotto ottocentesco.

Descrizione
Casa Deriu, uno degli edifici più belli del lato d. del corso, è precedente al progetto urbanistico di Pietro Cadolini, poiché vi è scolpita la data 1838 (che peraltro potrebbe riferirsi alla ristrutturazione di un edificio preesistente) al lato di una delle mostre dei due portoni di facciata, arricchiti da trabeazione aggettante e colonne scolpite nella locale trachite rossa.
L'androne d'ingresso è caratterizzato - secondo una tipologia diffusa nelle antiche abitazioni bosane - dalla presenza di tre archi. Uno dà accesso ai magazzini, l'altro al vano scala il centrale, mentre il terzo ha funzione ornamentale.
La pianta dei tre livelli è la stessa: due stanze di maggiori dimensioni con affaccio sul corso, due minori prospicienti la piazza Modoleddu a N e due piccoli ambienti interni senza prese di luce.
Il primo piano è riservato alle mostre temporanee, compresa una saletta destinata all'esposizione dell'artigianato locale. Il terzo piano ospita la pinacoteca civica permanente "Raccolta Melkiorre Melis", legata dagli eredi Melis al Comune di Bosa nel 1989.
Il piano nobile, che era riservato ad abitazione padronale, è un esempio intatto di abitazione ottocentesca per famiglie di censo elevato, in uso fino a un passato recente con arredi in gran parte originali. L'attuale sistemazione dell'appartamento propone un percorso circolare, a partire dall'ingresso a sinistra del pianerottolo, che consente l'accesso al salotto, comunicante con la camera da letto (con annesso guardaroba). Di qui si passa per una sorta di anticamera, con doppio accesso alla sala da pranzo, da cui si esce nuovamente sul pianerottolo attraverso un breve corridoio ricavato con tramezzi di legno, che costituiscono le pareti dei servizi igienici e di altro ambiente destinato probabilmente alla servitù.
Fra gli arredi e le decorazioni sono pregevoli il parquet del salotto, con motivi geometrici ripresi dagli ornati del soffitto a finti cassettoni; il pavimento della camera da letto in maioliche di manifattura campana del XIX secolo, ben armonizzate con la volta dipinta con cornici e vasi di fiori di gusto neosettecentesco; infine gli ornati Jugendstil della sala da pranzo, ascrivibili al primo decennio del Novecento.

Storia degli studi
Il palazzo è compreso nelle principali opere sull'architettura bosana.

Bibliografia
F. Masala, Architettura dall'Unità d'Italia alla fine del'900, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 2001, pp. 88, 90;
M.A. Scanu, "Decoratori e decorazione pittorica in Sardegna fra Eclettismo e Liberty", in Mediterranean Studies. Cultura, Storia, Geopolitica delle Regioni del Mediterraneo e dell'Europa, Cagliari, Hen Kai Pan, 2002;
S. Carboni, "Museo di Casa Deriu e Raccolta Atza", in Bosa tra acqua e fuoco, Bosa, Comune di Bosa, 2004.

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