Simaxis, chiesa di San Teodoro di Congius

Simaxis, Chiesa di San Teodoro di Congius

Come arrivare
Si lascia la SS 131 all'altezza di Oristano. Dopo aver imboccato l'uscita per Silì si procede lungo la SS 388, si attraversa l'abitato di Simaxis e, percorsi circa 2 km, prima dell'ingresso al centro abitato di San Vero Congius, si svolta a s., fino al sito campestre di Congius, dove sorge la chiesa, vicinissima al ciglio della strada.

Il contesto ambientale
Il villaggio abbandonato di Congius si trova in agro di Simaxis, nel Campidano di Oristano. La chiesa di San Teodoro dista circa 500 m dall'abitato odierno, lungo la strada provinciale Oristano-Simaxis-Fordongianus, dove fu trasferito, fra il 1917 e il 1924, a causa dei lavori di sistemazione dell'invaso del Tirso. La chiesa è ubicata a breve distanza dalle rovine delle chiese di San Nicolò di Mira e dell'Angelo, che nel titolo richiamano, come San Teodoro, culti della cristianità orientale.

Descrizione
In epoca medioevale il sito era chiamato "curtis Sancti Theodori". Dal latino "Sanctus Theodorus" deriva l'agiotoponimo "Santu Eoru", che, deformato nel sardo "Santu Eru", dà la versione italiana San Vero. Nel 1229 il paese è registrato come "Sant'Heru de Simayis" o "Sanctu Eru de Simmakkis". Nella seconda metà del Cinquecento Giovanni Francesco Fara cita l'"oppidum de S. Hieri" denominandolo anche "oppidum Congii". Dal 1698 è attestato il toponimo San Vero Congius, che indica il luogo della chiesa altomedievale dedicata a San Teodoro, santo militare della tradizione bizantina.
Dalle fotografie realizzate prima dei lavori di restauro, che ne hanno compromesso la leggibilità, si nota come l'edificio sia stato posto in opera con diversi tipi di apparecchi murari: "opus quadratum", "opus incertum" e, in misura notevolmente ridotta, "opus latericium".
I restauri hanno conferito alla struttura un'omogeneità non consona alla prassi costruttiva con cui era stata eretta e che impedisce un'indagine archeologica utile a ricostruire fasi edilizie e ristrutturazioni, tanto più che, dal punto di vista planivolumetrico, il monumento, databile fra il VI-VII e il IX-X secolo, attesta solo la continuità in epoca bizantina di modi architettonici che nascono nel periodo tardoantico.
La chiesa è a pianta cruciforme, priva di abside, con i bracci coperti da volte a botte. Le testate O e S ospitano gli ingressi, ma non è dato sapere se essi siano originari. All'incrocio dei bracci, entro un tiburio quadrato, si eleva la cupola. Fra l'imposta circolare della cupola e il vano quadrato sottostante si realizza un raccordo a pennacchio, come nella chiesa di San Giovanni di Sinis, edificata dopo la metà del VI secolo.
Gli archi frontali che generano le volte a botte dei bracci sono visibili all'esterno, poiché sporgono in un sopracciglio nelle testate di ogni braccio. Anche questo modo costruttivo sembra desunto dal San Giovanni di Sinis, nella cui facciata si profilano le volte a botte in corrispondenza delle tre navate dell'aula longitudinale, relativa a un ampliamento della chiesa collocabile tra il IX e il X secolo.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
Nel 1966 Raffaello Delogu evidenzia l'importanza della chiesa di San Vero Congius, che sembra riprodurre in scala minore la configurazione planivolumetrica del San Saturnino di Cagliari. Per Renata Serra è inaccettabile la proposta di datazione alla fine del VI-inizi del VII secolo, espressa nel 1966 da Maria Beatrice Geertman Annis, che metteva in relazione la chiesa di San Teodoro con il santuario di Bonarcado. Per la Serra i confronti devono farsi con la chiesa di San Giovanni di Assemini, per cui la datazione va ritardata al IX-X secolo.

Bibliografia
R. Delogu, "Metodo, meriti e limiti nell'architettura medioevale della Sardegna", in Atti del XIII Congresso di Storia dell'Architettura - Sardegna, I, Roma, 1966, pp. 171-179;
M.B. Geertman Annis, "S. Teodoro di Congius (un monumento sconosciuto)", in Atti del XIII Congresso di Storia dell'Architettura - Sardegna, I, Roma, 1966, pp. 201-207;
R. Serra, "La chiesa quadrifida di S. Elia a Nuxis (e diversi altri documenti altomedievali in Sardegna)", in Studi Sardi, XXI, 1968-70, pp. 3, 20-22, 29-30;
P.G. Spanu, La Sardegna bizantina tra VI e VII secolo, collana "Mediterraneo tardoantico e medievale. Scavi e ricerche", Oristano, S'Alvure, 1998, p. 154;
R. Coroneo-M. Coppola, Chiese cruciformi bizantine della Sardegna, catalogo della mostra, Cagliari, 1999, p. 15.
R. Serra, Studi sull'arte della Sardegna tardoantica e bizantina, Nuoro, Poliedro, 2004, pp. 21, 38-41, 43, 46;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 78.