Sant'Antioco, Basilica di Sant'Antioco

Sant'Antioco, basilica di Sant'Antioco

Come arrivare
Si percorre la SS 126 verso Sud e, dopo aver attraversato il ponte sull'istmo, si arriva a Sant'Antioco. Dal lungomare si prende una delle vie che conducono al centro storico fino alla via Regina Margherita che si affaccia in piazza De Gasperi, ove è ubicata la chiesa intitolata al martire locale.

Il contesto ambientale
Il paese di Sant'Antioco, situato sulla sponda E dell'omonima isola, di cui è il centro più importante, si sviluppa sulle pendici del colle prospiciente il mare. Nel luogo i Fenici fondarono, intorno al 750 a.C., Sulci. Il territorio è ricco di testimonianze archeologiche; di particolare interesse è la necropoli punica, che occupa l'intero colle e sopra cui fu impiantata la necropoli romana. In età cristiana fu realizzato il cimitero ipogeico, l'unico in Sardegna per il quale si possa parlare di catacombe. Nell'abitato, sul fianco s. di una piazza sul punto più alto del paese, sorge la chiesa dedicata a Sant'Antioco, di cui è visibile solo il prospetto principale, realizzato fra il XVII e il XVIII secolo, poiché alle restanti parti si addossano edifici di vario genere.

Descrizione
Sulci fu sede episcopale, attestata a partire dal 484, quando il vescovo Vitalis partecipò al sinodo di Cartagine. La prima menzione del "monasterium sancti Antiochi" risale al 1089, quando Costantino-Salusio II de Lacon-Gunale, giudice di Cagliari, donò la chiesa di Sant'Antioco ai Vittorini di Marsiglia. Nel 1102 la chiesa, ristrutturata, fu riconsacrata dal vescovo sulcitano Gregorio. Entro il 1218 la cattedra vescovile di Sulci fu traslata a Tratalias.
L'impianto originario della chiesa era quello di una chiesa altomedioevale cruciforme, come si deduce anche dai materiali scultorei ora collocati, oltre che in diverse collezioni private, nell'ingresso laterale e nella cripta del santuario. Il santuario era a pianta centrale, con quattro bracci voltati a botte e corpo centrale cupolato. L'intradosso della cupola emisferica interseca il filo interno del quadrato d'imposta, al quale si raccorda tramite quattro scuffie a quarto di sfera; i peducci delle scuffie sono scolpiti con motivi a zampa di leone e a guscio di tartaruga. Nella cupola si aprono quattro finestre.
La pianta è oggi longitudinale, con aula approssimativamente a tre navate e altrettante campate, transetto largo quanto l'aula e abside affiancata a N da un'abside minore, relativa a un vano quadrangolare che prospetta, con due arcate, sul capocroce e sul braccio s. del transetto. Questa planimetria risulta dall'aggiunta delle navate laterali e dei due vani absidali. Le absidi hanno l'estradosso del catino rientrante sul filo dell'imposta.
La chiesa è stata oggetto di numerosi interventi edilizi. Nel Sei-Settecento sono state aggiunte la prima campata e la facciata. Le parti rifatte sono costruite allo stesso modo di quelle pertinenti all'impianto, in cantoni di arenaria e grandi conci bugnati di basalto, che costituivano materiale di spoglio della cinta muraria dell'antica Sulci.

Area archeologica di Sulci

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
Nel 1953 Raffaello Delogu diede una ricostruzione della chiesa, restituendole l'abside laterale e considerandola rifatta "ex novo", tra il 1089 e il 1102, secondo modi romanici franco-catalani, da maestranze giunte con i Vittorini di Marsiglia. Nel 1970 Renata Serra riconobbe nella pianta longitudinale la trasformazione di un precedente edificio cruciforme cupolato, databile al V secolo, mediante l'aggiunta delle navate laterali e dei vani absidati. Il problematico edificio e soprattutto le sue sculture hanno impegnato, a partire dal 1989, anche Roberto Coroneo, che assegna il corpo cupolato al VI secolo e l'ampliamento longitudinale agli anni 1089-1102, per confronti con San Saturnino di Cagliari (1089-1119).

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, p. 50;
A. Taramelli, "Di alcuni momenti epigrafici bizantini della Sardegna", in Archivio Storico Sardo, III, 1907, pp. 83-86;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 28, 51-54;
Osvaldo Lilliu, Il martyrium di S. Antioco nel Sulcis. Lettura iconologia e di tecnica costruttiva di un grande organismo cupolato altomedioevale in Sardegna, Cagliari [1986];
"Complesso episcopale e città nella Sardegna tardo romana e altomedievale", schede di A.M. Giuntella-L. Pani Ermini, in Il suburbio delle città in Sardegna: persistenze e trasformazioni. Atti del III convegno di studio sull'archeologia tardoromana e altomedievale in Sardegna, Taranto, 1989, pp. 69-73;
L. Porru-R. Serra-R. Coroneo, Sant'Antioco, Le catacombe, La Chiesa Martyrium, I frammenti scultorei, Cagliari, Stef, 1989;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", X, Milano, Jaca Book, 1989, pp. 333-335;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 3;
R. Coroneo, Scultura mediobizantina in Sardegna, Nuoro, Poliedro, 2000;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 53-59;
R. Serra, Studi sull'arte della Sardegna tardoantica e bizantina, Nuoro, Poliedro, 2004, pp. 24-25, 37, 109, 113-114;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 106.

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