Ittireddu, chiesa di Santa Croce

Ittireddu, Chiesa di Santa Croce

Come arrivare
Si lascia la SS 131 in prossimità di Giave, per imboccare la SS 128 bis. Superato l'abitato di Mores si prosegue in direzione di Ozieri e si incontra sulla d. il bivio per Ittireddu. La chiesa intitolata alla Santa Croce è nell'abitato.

Il contesto ambientale
Il territorio di Ittireddu ha restituito tracce archeologiche che attestano la continuità insediativa a partire dal Neolitico recente. Il toponimo Ithir è documentato nelle carte del "Condaghe di San Pietro di Silki" (XI-XIII secolo). La chiesa di Santa Croce ha origini altomedievali.

Descrizione
La chiesa di Santa Croce è un bell'edificio dell'architettura bizantina in Sardegna, caratterizzato da un ampliamento che comportò la realizzazione di una sobria facciata romanica. Presenta infatti due fasi edilizie: la prima è quella di impianto fra il IX e l'XI secolo; la seconda è relativa all'ampliamento nella prima metà del XIII secolo.
La pianta è a croce latina, composta da una navata principale sulla quale ai due terzi della lunghezza si innesta perpendicolarmente un transetto di dimensioni minori. Nel lato opposto alla facciata la chiesa ha tre absidi, la più grande in asse con la navata principale, due di minori dimensioni lungo il fianco del transetto. La chiesa è voltata a botte, mentre all'incrocio tra navata e transetto si eleva un tiburio, struttura quadrangolare simile a un dado rettangolare coperto da tetto a spioventi.
Nella facciata, di ridotte dimensioni, si apre il portale con centina archiacuta impostata su capitelli sagomati in scuro basalto che, utilizzato anche per la centina e in un filare in facciata, determina accenti di definizione bicroma. In asse con il portale alla sommità della facciata si innalza il campanile a vela. All'interno della chiesa all'incrocio tra navata e transetto si osserva come il tiburio nasconda non una cupola bensì una volta a botte, posizionata longitudinalmente rispetto alla copertura della navata principale.

Galleria fotografica


Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è stata oggetto, sul finire del XX secolo, di diversi studi finalizzati alla comprensione dell'insolita coesistenza di elementi architettonici di origine diversa. A partire dal 1986 si segnalano i contributi di Roberto Caprara e la scheda di Margherita Coppola.

Bibliografia
R. Caprara, "Tarda Antichità e Medioevo", in Il Museo Sanna in Sassari, Cinisello Balsamo, Amilcare Pizzi, 1986, pp. 169-184;
R. Caprara, "L'età altomedievale nel territorio del Logudoro Meilogu", in Il Nuraghe Santu Antine nel Logudoro Meilogu, Roma, 1988, pp. 397-432;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 118;
R. Coroneo-M. Coppola, Chiese cruciformi bizantine della Sardegna, Cagliari, 1999, pp. 53-54;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 53.