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Tertenia, torre di San Giovanni di Sarralà

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Come arrivare
Tertenia è lungo la SS 125 (orientale sarda). Dal paese, per raggiungere la torre, bisogna percorrere la strada provinciale che asseconda il Rio Sibili e che porta al mare in direzione Torre di San Giovanni.

Il contesto ambientale
La torre, da sempre chiamata di San Giovanni di Sarralà o di Tertenia, controllava la zona tra la Quirra e il Capo Sferracavallo, per sventare eventuali sbarchi di barbareschi.

Descrizione
La torre, in conci di granito, ha forma troncoconica. L'altezza fino al lastrico della terrazza superiore è di m 11, il diametro di base m 12,30. L'ingresso originario si apriva verso O ad un'altezza di 4,5 m dal suolo ed era protetto, nel piano superiore, da una garitta; la guardiola attualmente non è in situ, ma ne rimangono tracce nel paramento murario. Nel primo piano vi è la casamatta, la camera voltata a prova di bomba, che presenta, nella struttura, caratteristiche simili a quelle coeve di Cannai e di Calasetta. Nella piazza d'armi, cioè nella terrazza superiore, in comunicazione con la casamatta attraverso una botola centrale, vi sono, nel lato mare, le cannoniere con le merlature e gli spazi riservati alle garitte. Appoggiata al parapetto verso terra era costruita la mezzaluna, una struttura leggera, dalla forma semicircolare, realizzata in canne e coppi, il cui scopo era quello di proteggere le munizioni e gli uomini della torre per la notte.
Non si hanno notizie certe sulla data di costruzione della torre, in quanto manca qualsiasi segnalazione della sua esistenza nelle carte del XVII secolo. Compare per la prima volta, disegnata da Colombino, in "Nova et accurata totius Sardiniae tabula", nell'anno 1720. La torre daterebbe, quindi, ai primi decenni del XVIII secolo. Fu realizzata soprattutto per compensare la mancanza di difesa dell'area litoranea compresa tra il Capo San Lorenzo del salto di Quirra e la torre di Barì, ma soprattutto per sorvegliare la sottostante "Cala francese", frequentata assiduamente da flottiglie di mori.
La torre fu visitata dal piemontese Ripol, nel 1767, che la descrisse come torre "gagliarda", da difesa pesante, munita di quattro cannoni, quattro spingarde, otto fucili e una guarnigione composta da un "alcaide" (il capitano della torre), un artigliere e quattro soldati (nel 1794 ridotti a tre). Nel 1798 sono documentati alcuni lavori di riparazione.
Nel 1812 la torre fu assediata da navi da guerra tunisine che avevano attaccato anche le torri di Porto Giunco, dei Cavoli e Serpentara; per 10 ore circa l'alcaide e i torrieri resistettero all'assalto barbaresco, fino all'arrivo di un contingente di miliziani che respinsero gli attaccanti. La torre riportò diversi danni, quali il crollo di parte della santabarbara e l'incendio del boccaporto. Finalmente nel 1829 su progetto del regio architetto Melis fu riparata, insieme a quelle di Capo Ferrato e Porto Corallo.
Nel 1851, nove anni dopo la soppressione della Reale Amministrazione delle Torri, la torre venne abbandonata. Durante la seconda guerra mondiale venne ristrutturata e adattata a bunker, causando uno stravolgimento degli spazi originari; la cisterna, all'interno, venne dotata di un camminamento circolare con otto feritoie disposte a raggiera, mentre una nuova scala collegava questo ambiente con la sala al primo piano, a sua volta dotata di altrettante aperture per le mitragliatici. Il restauro del 1990 ha ripristinato in parte le condizioni originarie.

Storia degli studi
La torre è compresa nelle principali opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna.

E. Pillosu, Le torri litoranee in Sardegna, Cagliari, Tipografia La Cartotecnica, 1957;
F. Fois, Torri spagnole e forti piemontesi in Sardegna, Cagliari, La Voce Sarda, 1981;
G. Montaldo, Le torri costiere in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, Sassari 1992;
F. Russo, La difesa costiera del Regno di Sardegna dal XVI al XIX secolo, Roma, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, 1992;
G. Montaldo, "Forti e Torri Costiere", in Le Architetture fortificate della Sardegna centro-meridionale. Atti della Giornata di Studio, Cagliari 16 ottobre 1999;
M. Rassu, Guida alle torri e forti costieri, Cagliari, Artigianarte, Cagliari 2000.
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