Senorbì, chiesa di Santa Maria di Segolai

Senorbì, Chiesa di Santa Maria di Segolai

Come arrivare
Imboccata da Cagliari la SS 131, dopo aver percorso 24 km si svolta a d. per Monastir e si prende la SS 128; dopo aver percorso altri 18 km si arriva a Senorbì.

Il contesto ambientale
Il paese di Senorbì è situato su un altopiano marnoso della Trexenta, regione della parte centromeridionale della Sardegna, ricca di testimonianze archeologiche. È stato recentemente aperto il Museo archeologico "Sa domu nostra", per custodire soprattutto i reperti della necropoli punica e romana di Monte Luna, che ha conosciuto insediamenti anche precedenti a quello punico. Nella periferia N del paese si erge su un colle la piccola chiesa campestre di Santa Maria di Segolai.

Descrizione
In epoca medioevale la ''villa'' di Segolaj era compresa nella curatoria della Trexenta, di cui era il centro più importante, e faceva parte del giudicato di Cagliari. Insieme ad altre ''ville'', il 20 luglio 1219 fu donata dal giudice cagliaritano Lamberto Visconti al figlio Ubaldo, in occasione del suo matrimonio con Adelasia de Lacon-Gunale.
Sulla chiesa romanica, nota nella zona come Santa Mariedda, non esistono notizie documentarie. L'impianto si può collocare cronologicamente nell'ultimo quarto del XIII secolo. Doveva essere ad aula mononavata, conclusa da un'abside semicircolare. È stato poi ampliato in corrispondenza del fianco N. Nella facciata, orientata a S/O, si distingue chiaramente la parte relativa alla fabbrica romanica, edificata in arenaria con filari di conci squadrati di media pezzatura, ordinatamente disposti. La parte relativa alla seconda fase edilizia è costruita invece con pietre non squadrate e irregolarmente sistemate.
La parte corrispondente al prospetto romanico, compresa entro paraste d'angolo e poggiante su uno zoccolo a scarpa, è conclusa da una teoria ascendente di archetti pensili a sesto acuto, con doppia ghiera, poggianti su peducci. Vi si apre il portale, privo di architrave ma con una lunetta, che un tempo doveva essere centinato, il cui sopracciglio è impostato su piccoli capitelli modanati. In asse col portale si eleva il campanile a vela, che ha una sola luce archiacuta, piuttosto ampia e internamente trilobata, nel cui terminale sono degli archetti pensili a sesto acuto, con doppia ghiera, che poggiano su peducci dalla forma allungata. Le notevoli dimensioni del campanile risultano sproporzionate rispetto alle piccole dimensioni dell'originaria facciata, larga m 4,62.

Storia degli studi
Nell'Ottocento la chiesa è stata registrata dall'abate Vittorio Angius come intitolata a San Nicolò di Bari. Nel Novecento l'edificio è stato studiato da Dionigi Scano (1907) e Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
V. Angius, voce ''Senorbì'', in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, XVIII, Torino, G. Maspero, 1849, p. 876;
G. Spano, in A. Della Marmora, Itinerario dell'isola di Sardegna, Cagliari, Alagna, 1868, p. 178, nota 1;
G. Spano, Vocabolario sardo geografico patronimico ed etimologico, Cagliari, Alagna, 1872, pp. 101-102;
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, p. 334;
M. Botteri, Guida alle Chiese medioevali di Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978, p. 136;
La Provincia di Cagliari. I Comuni, a cura di N. Sciannameo-F. Sardi, Cinisello Balsamo, Silvana, 1985 (II ed.), p. 246;
Roberto Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana ''Storia dell'arte in Sardegna'', Nuoro, Ilisso, 1993, pp. 239, 241-242, sch. 130;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 89.

elenco completo