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Pula, Chiesa di Sant'Efisio di Nora

Nora, chiesetta di Sant'Efisio Nora, chiesetta di Sant'Efisio
Come arrivare
Si lascia il paese di Pula e si percorrono circa 3 km lungo la strada che conduce al litorale. Sulla s., a ridosso della spiaggia e poco prima dell'ingresso agli scavi di Nora, sorge la chiesa di Sant'Efisio.

Il contesto ambientale
La chiesa, praticamente in riva al mare, fu costruita nella zona cimiteriale extraurbana della città fenicio-punica di Nora, dov'erano il tofet e una necropoli. Corrisponde al sito in cui secondo la tradizione fu martirizzato Sant'Efisio, guerriero romano convertitosi al cristianesimo. Qui fu edificato in epoca altomedievale un primo santuario, completamente ricostruito in età giudicale. È il luogo di arrivo della processione devozionale che ai primi di maggio onora il martire Efisio conducendolo qui dall'omonima chiesa cagliaritana di Stampace, dove dimora per il resto dell'anno.

Descrizione
La chiesa di Sant'Efisio deve il suo fascino ambientale al contrasto fra la calda arenaria di costruzione e i colori del mare che lambisce la spiaggia, e quello architettonico alla suggestione arcaica emanata dall'interno, dove ancora si respira un'atmosfera pregna di devozione.
Dal piano pavimentale del presbiterio emerge una struttura cupolata, accessibile oggi dalla cripta, nella quale si è proposto di riconoscere i resti del martyrium altomedievale in cui il santo trovò sepoltura, prima che le sue reliquie fossero traslate a Pisa.
Il santuario fu ricostruito ex novo in forme protoromaniche, dopo che il giudice cagliaritano Costantino Salusio II de Lacon Gunale nel 1089 donò il Sant'Efisio all'abbazia benedettina di San Vittore di Marsiglia. Probabilmente il cantiere fu affidato da un architetto di formazione catalana. La chiesa fu edificata in conci di arenaria e calcare di pezzatura massima, recuperati dalle mura dell'antica Nora. Nel fianco S venne riutilizzata una stele funeraria fenicio-punica.
La pianta è a tre navate, tutte con volte a botte irrobustite da sottarchi. Le navate sono divise da arcate che si impostano su robusti pilastri. L'abside, disposta a S/E, è priva di monofore, pertanto la luce penetrava solo da quelle aperte lungo i fianchi.
La facciata romanica si trovava dove oggi si innalza il superstite campanile a vela, ma fra il XVII e il XVIII secolo fu sfondata e le fu addossato un atrio porticato.

Area archeologica di Nora

Galleria fotografica
  • Navata centrale
  • Arcate


Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è citata da Vittorio Angius (1847) e nell'"Itinerario" del generale Alberto della Marmora (1860). La sua importanza ai fini della storia dell'architettura medievale in Sardegna risalta nell'opera di Raffaello Delogu (1953). Dopo l'articolo di Foiso Fois (1964), che ne pubblicò il rilievo, i contributi più recenti si devono a Renata Serra (1989) e a Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
V. Angius, voce "Pula", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, XV, Torino, G. Maspero, 1847, pp. 779-780;
A. Della Marmora, Itinerario dell'isola di Sardegna, Cagliari, Alagna, 1868, pp. 101-102;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 54-55;
F. Fois, "Una nota su tre chiese vittorine del Cagliaritano", in Archivio Storico Sardo, XXIX, 1964, pp. 277-284;
M. Botteri, Guida alle chiese medievali della Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978, p. 113;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, p. 336;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 5;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 248-249;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 100.
Patrimonio culturale della Sardegna