Olbia, chiesa di San Simplicio

Olbia, Chiesa di San Simplicio

Come arrivare
Nel centro urbano di Olbia, percorso il Corso Umberto e superata la stazione ferroviaria, si svolta a destra nella via San Simplicio dove si erge la chiesa.

Il contesto ambientale
Olbia è una città di antica fondazione, probabilmente punica nonostante la tradizione leggendaria che la vuole colonia dei Greci in Occidente. La chiesa si colloca in un sito interessato da continuità insediativa, in posizione sopraelevata e in corrispondenza dell'antica necropoli occidentale romana.

Descrizione
San Simplicio è una delle chiese più imponenti e significative del Romanico sardo.
Per l'assenza di fonti documentarie che ne chiariscano la cronologia d'impianto, le proposte di datazione hanno oscillato tra il VII e il XII secolo. Oggi si è concordi nel fissarne la costruzione in tre fasi, tra la fine dell'XI e il primo ventennio del XII secolo.
La chiesa (m 33 x 13, alta 12 m circa) ha pianta a tre navate divise da arcate su pilastri e colonne, secondo un sistema alternato di sostegni.
Problemi di ordine statico causarono il crollo delle volte a botte (a d.) che coprono le navate laterali, per il peso eccessivo delle stesse in quanto realizzate, come il resto del monumento, in granito locale. Fu questo episodio a far mutare il progetto originario e a suggerire ai costruttori di inserire filari di mattoni in cotto che alleggerissero le strutture.
I capitelli sono anch'essi in granito. Quelli di pilastro sono schiacciati e hanno una forma a tronco di piramide. Tra quelli di colonna uno è del tipo ad angoli smussati, attestato nella valle del Po a partire dal secolo XI, mentre gli altri presentano la forma generale a tronco di cono rovesciato. Due di questi rappresentano l'unico esempio di capitelli decorati per il Romanico sardo. La resa approssimativa degli ornati è sicuramente attribuibile alla natura del granito, difficile da lavorare.
La navata centrale, coperta da un tetto ligneo, si conclude con l'abside a N/O. La facciata è divisa in due ordini. In quello inferiore si individuano tre specchi. Nel campo interno di un archetto, a s., una formella marmorea ha una scena di incerta interpretazione. Nello specchio centrale si apre il portale architravato con arco di scarico, in asse con la trifora dell'ordine superiore. Inserita nel campo incassato di un arco cieco, è costituita da due colonnine a nodo. Otto bacini ceramici completano la decorazione.

Galleria fotografica



Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
Segnalata fin dal XIX secolo da Giovanni Spano, la chiesa è stata oggetto di notevole attenzione anche nel corso del XX. Si sono interessati alle vicende storico-artistiche del monumento Dionigi Scano, Raffaello Delogu, Renata Serra, Roberto Coroneo e Anna Pistuddi.

Bibliografia
G. Spano, "Antica città di Olbia, e sua cattedrale", in Bullettino Archeologico Sardo, VI, 1860, pp. 145-149, 173-174;
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 124-128;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 92-95;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia Romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 322-329;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 14;
A. Pistuddi, "La chiesa di San Simplicio ad Olbia (SS): contributo allo studio dei capitelli", in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari, n.s. XXI (vol. LVIII) - 2003, Cagliari, 2004, pp. 155-173;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 111-122;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 65.