Tergu, chiesa di Nostra Signora

Tergu, Chiesa di Nostra Signora

Come arrivare
Si lascia Castelsardo per immettersi nella SS 200 in direzione S/O verso Sassari. Dopo circa 15 km si svolta a sinistra per la SP 15. Giunti alla SP 17 nell'abitato di Tergu, si gira ancora a sinistra per il viale dei Benedettini, alla fine del quale si trova la chiesa di Nostra Signora.

Il contesto ambientale
La chiesa è alla periferia dell'abitato moderno, nel sito dell'insediamento romano di Cericum. Qui sorgeva nel Medioevo il più importante monastero benedettino dell'Anglona, sede di priorato cassinese, al quale la chiesa di Santa Maria (o Nostra Signora) di Tergu era annessa.

Descrizione
La chiesa di Nostra Signora di Tergu si caratterizza per la gradevolezza della facciata, giocata sul contrasto fra le membrature in pietra calcarea chiara e il paramento in vulcanite dalle tonalità rosso- violaceo.
Nel 1122 è annoverata come possedimento dei monaci cassinesi con titolo di "Sancta Maria de Therco", ma non si conosce l'anno di donazione. Il "Libellus Judicum Turritanorum" la vuole fondata da Mariano I de Lacon Gunale, giudice di Torres fra il 1065 e il 1082. Due frammenti di iscrizione riportano la notizia di lavori nel monastero nella seconda metà del XII secolo, quand'è probabile che sia stata ricostruita la facciata. Nel XV secolo il monastero fu inglobato nella Mensa arcivescovile di Torres. A questo periodo sono da attribuire il portale di accesso e parte dei ruderi del complesso monastico. Lo schema compositivo della facciata e i suoi decori riconducono a modelli pisani della seconda metà del XII secolo.
La chiesa ha pianta a croce "commissa", con affiancato a N un campanile a canna quadrata. È probabile che l'impianto originario fosse ad aula mononavata con abside a N/E, poi divenuto a croce "commissa" con l'inserto del transetto. I bracci del transetto sono voltati a botte ma si aprono verso l'aula con arco a ogiva.
I paramenti murari dei fianchi hanno zoccolo a scarpa e archetti tagliati a filo. In facciata manca il frontone, crollato nel tempo. Il primo ordine è impostato su grandi arcate cieche; nella centrale si apre il portale architravato sormontato da un arco di scarico che alterna conci di pietra vulcanica a conci di pietra calcarea. Nel secondo ordine, un oculo quadrilobato si apre nella falsa loggia di quattro colonne, due delle quali a zig-zag.

Galleria fotografica


Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è citata da Vittorio Angius (1849). Dionigi Scano (1907), poi Raffaello Delogu (1953) l'analizzano compiutamente. I più recenti contributi sono di Renata Serra (1989) e di Roberto Coroneo (1993). A Gianpietro Dore (1994) si deve un'approfondita analisi della decorazione scultorea della facciata. Attualmente l'area del monastero è oggetto di scavo archeologico.

Bibliografia
V. Angius, voce "Sassari", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, XV, Torino, G. Maspero, 1849, pp. 321-322;
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dall'XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 194-200;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 157-160;
M. Botteri, Guida alle chiese medievali della Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978, pp. 155-157;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 420-422;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 34;
G. Dore, Tergu (SS), S. Maria di Tergu, La decorazione architettonica, Milano, 1994;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 280-282;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 31-32.