Ploaghe, chiesa di San Michele di Salvenero

Ploaghe, Chiesa di San Michele di Salvenero

Come arrivare
Si percorre da Sassari la SS 131 in direzione S, per svoltare dopo circa 16 km in direzione di Florinas. Dopo qualche centinaio di m si scorge la chiesa di San Michele Arcangelo.

Il contesto ambientale
Il sito campestre, oggi interessato da impianti industriali, corrisponde al villaggio di Salvénero, abbandonato alla fine del Settecento. La chiesa è a poca distanza da quella di Sant'Antonio Abate. Ai suoi possedimenti in epoca medievale fa riferimento il ''Condaghe di San Michele di Salvenor'' (XII-XIII secolo).

Descrizione
La chiesa di San Michele di Salvenero, rilevante per dimensioni e significato nel panorama romanico sardo, è stata purtroppo alterata nei restauri del primo Novecento.
La prima menzione documentaria risale al 1138, quando il titolo "beati Michaelis de Salvenero" corrisponde a un'abbazia dipendente dai monaci benedettini di Vallombrosa. Nella chiesa, in calcare e pietra vulcanica, si possono identificare due fasi costruttive.
La prima fase è contraddistinta da una tecnica propria degli edifici sardi tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo, con utilizzo di cantoni in calcare di piccola e media pezzatura nelle absidi, in facciata e nei fianchi. La seconda fase assume piena evidenza nella sacrestia, a filari di conci calcarei regolarmente alternati a filari di conci di pietra vulcanica. A questa fabbrica lavorarono le maestranze operanti nella vicina Sant'Antonio di Salvenero, nel primo quarto del XIII secolo.
La chiesa ha pianta a croce "commissa", con aula mononavata e transetto con tre absidi a S/E. La navata ha copertura in legno, mentre i bracci del transetto sono voltati a crociera, con quello di N/E collegato alla sacrestia.
La facciata ha robuste paraste d'angolo ed è ripartita in tre specchi, con un oculo in asse con il portale e una luce cruciforme. Come si evince dalle foto d'archivio, le absidi sono state ricostruite senza reinserire i cantoni con gli alloggi per i bacini ceramici.

Galleria fotografica


Storia degli studi
La chiesa è menzionata da Vittorio Angius (1847), ma i primi studi storico-artistici sono di Dionigi Scano (1907) e di Raffaello Delogu (1953). Se ne sono occupate Marina Righetti Tosti Croce (1987) e Renata Serra (1989). Il contributo più aggiornato è di Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
V. Angius, voce "Ploaghe", in Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, XV, Torino, G. Maspero, 1847, pp. 452, 456-457;
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 221-226;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 78-80;
M. Righetti Tosti Croce, "Architettura monastica: gli edifici. Linee per una storia architettonica", in Dall'eremo al cenobio. La civiltà monastica in Italia dalle origini all'età di Dante, Milano, Scheiwiller, 1987, p. 518;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 394-396;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 54;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 273-274;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 41-42.