Solarussa, chiesa di San Gregorio

Solarussa, Chiesa di San Gregorio

Come arrivare
Si lascia la SS 131 all'altezza di Silì, per voltare a d. sulla SS 388 in direzione di Simaxis. Dopo pochi km si volta a s. sulla SP 15 fino a Solarussa. La chiesa di San Gregorio Magno sorge appena fuori dall'abitato, entro un recinto in un sito campestre, ed è preceduta da un grande portale sormontato da campanile a vela.

Il contesto ambientale
L'area su cui sorge la chiesa di San Gregorio risulta antropizzata fin dall'età nuragica. Alla prima età romana risalgono il pavimento e una vasca forse di un edificio termale. Un secondo tipo di battuto pavimentale appartiene alla chiesa romanica ed è preceduto dalle strutture di fondazione di una chiesa altomedievale.

Descrizione
La chiesa intitolata al santo pontefice Gregorio Magno è un esempio di Romanico "minore" ma non per questo meno significativo, in quanto caratterizzato da un'apprezzabile, estrema semplicità costruttiva e da un'accurata tecnica di taglio della pietra.
All'interno, al di sotto del piano di calpestio, è stato rinvenuto il perimetro di un'aula mononavata con abside a S/E, databile all'età altomedievale.
Il toponimo Solagrussa/Solarossa è menzionato in due atti non datati del "Condaghe di Santa Maria di Bonarcado" (XII-XIII secolo), ma la chiesa romanica di San Gregorio è databile per sola via dei caratteri formali, che ne suggeriscono l'ascrizione alla seconda metà XII secolo. La nudità dei paramenti, associata alla perfetta tecnica stereometrica, rivela il probabile intervento di maestranze attive alla fase di impianto della chiesa di Santa Maria di Bonarcado (1110-1146/47).
La pianta è longitudinale con abside ad E. La facciata si caratterizza per il portale, del tipo architravato e lunettato con centina a tutto sesto rialzata di un concio. Nulla viene concesso alla decorazione scultorea: l'unico elemento di decoro è rappresentato dalle bicromia della lunetta realizzata alternando conci di scuro basalto a conci di vulcanite chiara.
Al colmo della facciata si trova un cantone lavorato per accogliere un bacino ceramico policromo, che doveva spiccare non poco sulla trama scura del muro basaltico. Lungo il fianco S, quasi a ridosso della facciata, si apre il secondo portale, anch'esso del tipo architravato e lunettato a tutto sesto rialzato di un concio. L'abside è realizzata in conci di vulcanite scura mediamente più grandi di quelli usati in facciata.

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Storia degli studi
La chiesa è stata studiata nella seconda metà del secolo scorso da Renata Serra e Roberto Coroneo, con lettura formale e inquadramento storico nel XII secolo. Per quanto attiene ai restauri si segnala la scheda di Alfredo Ingegno, Donatella Mureddu e Grete Stefani.

Bibliografia
V. Angius, "Solarussa", in G. Casalis, Dizionario geografico Storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, XX, Torino, G. Maspero, 1850, pp. 248-255;
F. Cherchi Paba, Solarussa e Il Campidano Maggiore, Cagliari, 3T, 1978, pp. 16-18;
"Tre esempi di intervento di restauro: Solarussa, chiesa di San Gregorio; Villanova Truschedu, chiesa di San Gemiliano; Zerfaliu, chiesa di San Giovanni battista", schede di A. Ingegno-D. Mureddu-G. Stefani, in Nurachi. Storia di una ecclesia, Oristano, S'Alvure, 1985, pp. 101-109;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 373-374;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 25;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 268-269;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 78.