Codrongianos, veduta della basilica di Saccargia

Codrongianos, Chiesa della Santissima Trinità di Saccargia

Come arrivare
Si imbocca da Sassari la SS 131 in direzione S, percorrendo circa 15 km fino ad avvistare l'alto campanile della chiesa, che svetta sulla campagna circostante.

Il contesto ambientale
La chiesa e la parte superstite del complesso monastico benedettino si trovano nella piana campestre di Saccargia. Il territorio rivela tracce di continuità insediativa fin dalla preistoria e dovette ospitare culti importanti, se alla zona fu assegnata la denominazione di Sacraria, continuata nella forma Saccargia. Qui secondo la leggenda si sarebbero fermati per trascorrere la notte il giudice Costantino di Torres e la moglie Marcusa, nel corso di un pellegrinaggio votivo alla basilica di San Gavino di Porto Torres, avendo poi una visione in base al quale disposero la costruzione della chiesa, intitolata alla Vergine e alla Santissima Trinità.

Descrizione
Santissima Trinità di Saccargia è senz'altro la più nota e spettacolare fra le chiese medievali dell'isola. Il suo alto campanile affiora dalla campagna circostante quando si giunge in prossimità del sito, immerso nel verde ma facilmente raggiungibile dalla strada statale. L'importanza del monumento risiede, oltre che nella rilevante scala dimensionale, anche negli affreschi che decorano l'abside, fra i pochi di epoca romanica superstiti in Sardegna.
Dal 1112 l'abbazia di Saccargia è annoverata tra i possedimenti sardi dei monaci camaldolesi. A S dell'edificio si possono notare le scarse strutture superstiti del chiostro e del monastero, oggi in corso di scavo. La chiesa (m 21 x 7, alta m 14 circa) ha pianta a croce "commissa", con transetto triabsidato a NE. Le murature sono in conci di calcare e di pietra vulcanica. La facciata è preceduta da un portico. A S si addossano il campanile e la sagrestia.
Si distinguono due fasi costruttive, in relazione a differenti tecniche murarie. L'impianto prevedeva il transetto triabsidato con volte a crociera e un'aula più corta di quella attuale. L'utilizzo di cantonetti calcarei e vulcanici sommariamente sbozzati è tipico delle maestranze operanti nel giudicato di Torres tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo.
In seguito l'aula fu sopraelevata e allungata verso O, con una nuova facciata su tre ordini. Il portico con volte a crociera, il campanile e la sagrestia risalgono a questa seconda fase. La regolare opera bicroma è caratteristica delle maestranze di formazione pisano-pistoiese, operanti nella seconda metà del XII secolo.
Gli interventi di restauro dell'inizio del secolo scorso hanno compromesso la fisionomia originaria della chiesa. Il portico è stato demolito e ricostruito, il campanile sopraelevato, le decorazioni della facciata completamente risarcite.

Galleria fotografica


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Storia degli studi
La vicenda critica inizia con l'opera di Dionigi Scano (1907). Le prime ricerche approfondite sono di Raffaello Delogu (1953). Piero Sanpaolesi (1975) la considera nel suo studio sull'architettura toscana delle origini. Gli studi più aggiornati sono di Renata Serra (1989) e di Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 159-176;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 77-78, 155-157;
P. Sanpaolesi, Il duomo di Pisa e l'architettura romanica toscana delle origini, Pisa, Nistri-Lischi, 1975, pp. 55-57;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 271-299;
A.L. Sechi, Ritrovare Saccargia. Documento grafico-storico della basilica romanica "La SS. Trinità". 1953-57/1992, Cremona, 1992;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 46;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 181-191;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. pp. 41-43.

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