Siddi, chiesa di San Michele Arcangelo

Siddi, Chiesa di San Michele Arcangelo

Come arrivare
Si lascia la SS 131 imboccando a d. la SS 197 fino a Villamar, che bisogna attraversare. Percorrendo poi tratti della SP 46 e della SP 50 si arriva a Siddi.

Il contesto ambientale
Il paese di Siddi è ubicato ai piedi dell'altipiano di Pranu o Giara di Siddi, ricco di testimonianze archeologiche. La chiesa intitolata a San Michele Arcangelo è su un piccolo rilievo, in zona Santu Miali alla periferia del paese. È poco distante dalla parrocchiale dedicata alla Visitazione di Maria Vergine.

Descrizione
Nel medioevo la "villa" di Siddi era compresa nel giudicato di Arborea e dipendeva dalla curatoria della Marmilla e dalla diocesi di Usellus (Ales). Quando, nel 1206, Guglielmo I-Salusio IV de Lacon-Massa, giudice di Cagliari, e Ugone I de Bas-Serra, giudice di Arborea, precisarono i confini dei loro giudicati, Siddi rimase all'Arborea.
L'edificio romanico fu eretto nella seconda metà del XIII secolo. Ha pianta a due navate, divise da pilastri a sezione ottagonale, e un'unica abside, piuttosto tozza, rivolta a N/E, che conclude la navata S, di dimensioni maggiori rispetto all'altra. Probabilmente anche la navata minore doveva essere absidata, come si presume osservando i fianchi dell'edificio, entrambi rimaneggiati. Nell'abside si apre una monofora strombata, con centina a tutto sesto.
La chiesa subì lavori di restauro nel 1960; l'originaria muratura in arenaria bruna si conserva nella facciata, nel setto divisorio e nell'abside. Nella piccola facciata (7,27 m) è interessante il fregio scolpito sull'architrave del portale s., che mostra, entro quattro riquadri, cinque figure antropomorfe dalle larghe spalle e dagli arti esili, separate da bande verticali con motivo a rombi, stilizzazione del motivo classicista a nastro intrecciato. La prima figura, capovolta, forse indica Lucifero, l'angelo caduto; le ultime due, che non sono separate tra loro dalla banda, ma anzi sono allacciate, potrebbero essere Adamo ed Eva. Le restanti potrebbero rappresentare una l'arcangelo Michele, a cui la chiesa è dedicata, e l'altra, di maggiori dimensioni, Dio padre.

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Storia degli studi
Registrata nell'Ottocento dall'abate Vittorio Angius come parrocchiale di Siddi, la chiesa nel Novecento fu oggetto di ricerca da parte di Raffaello Delogu, secondo il quale, considerate le rimaneggiate murature N ed E, l'edificio in origine doveva essere biabsidato. Lo studioso addusse confronti con la chiesa di San Pantaleo a Dolianova, ritenendo il monumento di Siddi opera di maestranze a contatto con quel cantiere. Della chiesa e del suo fregio figurato, di controversa interpretazione, si sono occupati in seguito Renata Serra, Mauro Botteri e Roberto Coroneo.

Bibliografia
V. Angius, voce ''Siddi'', in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, XX, Torino, G. Maspero, 1850, p. 129;
G. Lilliu, "Architettura civile sei-settecentesca in Marmilla", in Studi Sardi, V, 1941, pp. 182-183, nota 2;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, p. 190;
F. Alziator, "Tematica di morte nell'architrave della chiesa di San Michele di Siddi", in Bollettino Bibliografico Sardo, XXII, 1976, pp. 5-6;
M. Botteri, Guida alle Chiese medioevali di Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978, p. 141;
La Provincia di Cagliari. I Comuni, a cura di N. Sciannameo-F. Sardi, Cinisello Balsamo, Silvana, 1985 (II ed.), p. 266;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 377-378;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 139;
S. Mele, "Schede Paesi", "Schede delle Opere", in Dentro la Marmilla, Ambiente, Storia, Cultura, Lunamatrona, Grafiche del Parteolla, 2000, sch. 6, 6.1;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 82.

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