Sassari, chiesa di San Michele di Plaiano

Sassari, Chiesa di San Michele di Plaiano

Come arrivare
Si percorrono circa 8 km da Sassari lungo la SP 60, in direzione N fino a incontrare sul bordo strada la chiesa di San Michele di Plaiano.

Il contesto ambientale
La chiesa, nota come Santu Miali de Li Plani, si trova nella località di Buddi-Buddi, oggi campestre, corrispondente al sito di un antico insediamento monastico benedettino.

Descrizione
San Michele di Plaiano sorge in un luogo appartato e mantiene intatto il fianco sinistro romanico, mentre il resto della chiesa è andato incontro a demolizioni o a restauri troppo pesanti, che ne hanno cancellato o alterato la fisionomia originaria.
A pianta mononavata coperta in legno, è una delle più antiche costruzioni romaniche in area sassarese. L'abside è stata demolita e al fianco S è stato addossato un corpo di fabbrica posteriore. Pertanto all'esterno sono visibili solo il fianco N e la facciata. Costruita in conci di calcare e interpolazioni in cotto a "opus spicatum", presenta diverse fasi edilizie.
L'impianto risale al 1082, quando Mariano I de Lacon Gunale, giudice di Torres, donò il titolo all'Opera di Santa Maria di Pisa. A questa prima fase edilizia appartengono le murature del fianco N con monofore gradonate e archetti pensili, fino all'ultima lesena verso d..
Nel 1115 l'Opera di Santa Maria di Pisa affidò la chiesa ai monaci camaldolesi di San Zeno, che la elessero ad abbazia e la ampliarono verso O. Alla seconda fase edilizia risalgono il tratto di fianco N con monofora ogivale e la ricostruzione della facciata. Successivamente si ebbe un passaggio di gestione ai Vallombrosani nel 1127 e infine l'abbazia fu incorporata nella Mensa arcivescovile di Torres.
La facciata è su un unico ordine, divisa dal timpano mediante una cornice. Al centro delle tre arcate cieche si apre il portale architravato, con arco di scarico. Nel timpano si dispone una falsa loggia, con una bifora in asse col portale. Nel paramento murario si inseriscono formelle decorate con motivi geometrici, destinati a esser completati con tasselli a intarsio.

Galleria fotografica


Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è segnalata da Dionigi Scano (1907). Con Raffaello Delogu (1953) inizia la serie degli studi più importanti., che annovera i contributi di Renata Serra (1989), Roberto Coroneo (1993) e Marisa Porcu Gaias (1996).

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 217-221;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 74, 99-100;
M. Botteri, Guida alle chiese medievali della Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978, pp. 127-128;
V. Mossa, Architettura e paesaggio in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1981, p. 107;
A. Cesaraccio-V. Mossa, Sassari e il suo volto, Sassari, Carlo Delfino, 1983, p. 258;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 392-393;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 30;
M. Porcu Gaias, Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al '600, Nuoro, Ilisso, 1996, pp. 33-34;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 271-273;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 26.