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Sestu, Chiesa di San Gemiliano

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Come arrivare
Si percorre la SS 130 e superato Elmas si imbocca la SP 8 fino a Sestu (18 km da Cagliari). Si segue la segnaletica per Zona San Gemiliano. La chiesa si trova all'interno di un recinto verde appena fuori dal paese.

Il contesto ambientale
La chiesa di San Gemiliano sorge in un'area antropizzata già in età eneolitica, come testimoniano i resti di un insediamento preistorico. Nel 1316-22 si registrano notizie di una "villa Susue". La chiesa è meta di devozione ininterrotta fino ai giorni nostri, specie in occasione delle feste campestri. Oggi l'area è attrezzata a giardino ma conserva ancora, pur restaurata, la cinta di "cumbessias", tipici alloggi per fedeli, pellegrini e novenanti.

Descrizione
La chiesa di San Gemiliano si contraddistingue per le dimensioni rilevanti a confronto con altri santuari campestri del Meridione sardo. Esse derivano dall'addizione di due edifici di età differente: una chiesa romanica a due navate e un vasto portico a tre navate, eretto nel XVI secolo in base al progetto, rimasto incompiuto, di ampliare il luogo di culto.
L'edificio romanico, intitolato a San Mamiliano, è ascrivibile al XIII secolo. All'interno la chiesa è divisa in due navate, entrambe absidate a E, da tre pilastri che reggono le volte a botte che scaricano il peso della copertura lungo archi doubleaux. Le murature sono in conci calcarei. Questo materiale, tipico del Campidano, ha struttura porosa, molto facile da lavorare, ma non resiste agli agenti atmosferici. Ciò spiega i segni di erosione in tutte le parti esterne della chiesa. L'intero perimetro dell'edificio basa su uno zoccolo a scarpa ed è coronato da archetti a sesto acuto spesso lobati in cima e impostati su peducci allungati.
Nella facciata si aprono due portali di diverse dimensioni ma del medesimo tipo, architravato e lunettato a tutto sesto. Sui capitelli del portale s. (più grande del d.) si nota la lavorazione a scalpello con cui sono stati realizzati motivi floreali, foglie di palma a cima ricurva segnate da motivi a spiga e rosette a nove petali lanceolati e solcati.
Lungo il lato S si incontra il terzo dei quattro portali della chiesa romanica, anch'esso architravato e lunettato a tutto sesto. Le basi sono modanate e sagomate mentre i capitelli sono decorati con foglie di palma semplificate rispetto a quelle della facciata. Ma la vera differenza fra il portale S e i portali della facciata è rappresentata dal sopracciglio che corona la lunetta e si imposta su due peducci decorati da motivi a spiga. Solo dall'interno si nota il quarto portale, che si apriva lungo il lato N poco oltre la mezzeria dell'edificio. Sempre lungo il fianco S le lesene a fisarmonica suddividono in specchi la muratura.
Nel lato E l'abside di dimensioni maggiori è collocata a N, in asse con il portale maggiore; visibilmente più piccola l'altra. Al centro delle absidi si apre una monofora con centina a tutto sesto e strombo a sguanci lisci. L'abside maggiore è partita in tre specchi da lesene a fisarmonica.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è stata analizzata nel corso del XX secolo da Dionigi Scano e Raffaello Delogu; studi di approfondimento sono venuti da Renata Serra e Roberto Coroneo, che hanno confermato l'ascrizione alle maestranze formatesi nel cantiere della cattedrale di San Pantaleo di Dolianova.

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 330;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 188-189;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 349;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 140;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 96.

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