Bosa, chiesa di San Pietro extra muros

Bosa, Chiesa di San Pietro extra muros

All'ingresso di Bosa, anziché dirigersi verso il ponte che cavalca il Temo e consente l'accesso al centro storico, si svolta a d. e si percorre circa 1 km in direzione S, risalendo il corso del fiume sino a raggiungere la chiesa di San Pietro.

Il contesto ambientale
La chiesa si trova nella località campestre di Calamedia, sulla sponda S del Temo. Il sito fu abitato fin dall'epoca fenicio-punica e romana. In età giudicale fu sede della diocesi di Bosa, soppressa agli inizi del XVI secolo. La chiesa di San Pietro svolse funzioni di cattedrale, prima di trovarsi extra muros rispetto al nuovo abitato, sorto ai piedi del castello di Serravalle, ed esser sostituita dall'attuale cattedrale dell'Immacolata.

Descrizione
La chiesa, intitolata ai Santi Pietro e Paolo, è una delle più antiche del Romanico in Sardegna. La sua fisionomia originaria è stata purtroppo compromessa dai restauri del 1938, con sostituzione di gran parte delle pietre di costruzione. L'iscrizione di Costantino de Castra, custodita all'interno della chiesa, tramanda la memoria dell'inizio della fabbrica nella seconda metà dell'XI secolo.
Quest'ultima, di rilevanti dimensioni (m 36 x 13, alta m 13 circa), è costruita in conci di pietra vulcanica, con aula a tre navate e abside a E. La navata mediana è coperta con tetto in legno, mentre quelle laterali sono voltate a crociera. I setti divisori sono costituiti da arcate che si impostano su pilastri a sezione rettangolare.
Della parte più antica resta solo la parte mediana dell'aula, risalente all'XI secolo. La successiva fase edilizia comportò la ricostruzione dell'abside nel XII secolo. La facciata, realizzata agli inizi del XIII secolo, ha tre grandi arcate a sesto acuto. L'arcata centrale contiene il portale, con architrave delimitato in alto da un torciglione e scolpito a finta loggia, le cui arcatelle ospitano alberi e i Santi Pietro e Paolo ai lati della Vergine col Bambino.
Lungo gli spioventi si susseguono archetti intrecciati. Alla sommità, in asse con il portale e l'oculo, si dispone un'edicola con colonne intrecciate a nodo. Gli archetti intrecciati e l'edicola con colonne intrecciate a nodo si ritrovano solo in un altro edificio romanico in Sardegna, San Pietro di Zuri (1291). Pertanto si è assegnata allo stesso architetto, Anselmo da Como, anche la ricostruzione della parte superiore della facciata del San Pietro di Bosa, alla fine del XIII secolo.

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Storia degli studi
Alberto Della Marmora (1860) cita la chiesa nel suo "Itinerario". Dionigi Scano (1907) ne intraprende lo studio storico-artistico, approfondito da Raffaello Delogu (1953). Nuove tracce di lettura vengono da Attilio Mastino (1978) anche con il supporto delle iscrizioni che consentono la datazione. I più recenti contributi sono di Renata Serra (1989) e Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 342-343;
P. Toesca, Il Medioevo, Torino, UTET, 1927, p. 685;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 72-73;
A. Mastino, "La chiesa di San Pietro di Bosa alla luce della documentazione epigrafica", in Le chiese di Bosa, Cagliari, Tipografia editrice artigiana, 1978, pp. 9-97;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 226-232;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 146;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 295-299;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. pp. 58-59.

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