Borutta, chiesa di San Pietro di Sorres

Borutta, Chiesa di San Pietro di Sorres

Come arrivare
A 1 km dal centro di Borutta, in direzione della SS 131, si svolta per la SP 130. Dopo 2 km di tornanti si raggiunge la chiesa di San Pietro di Sorres.

Il contesto ambientale
La chiesa è su un colle che domina la piana circostante. Il sito, a breve distanza dalla strada romana di collegamento fra il Nord e il Sud dell'isola, ha restituito tombe di età bizantina, con ricco corredo funebre. Nel Medioevo fu sede della diocesi di Sorres, soppressa agli inizi del XVI secolo. La chiesa di San Pietro Apostolo svolse funzioni di cattedrale. Oggi sui resti dell'antico episcopio è stato impiantato un monastero benedettino.

Descrizione
Assieme alla Santissima Trinità di Saccargia, la chiesa di San Pietro di Sorres è fra le più conosciute in Sardegna, specie per via della facile attrazione esercitata dalla gradevolezza e dalla varietà dei motivi ornamentali.
Mancano attestazioni documentarie, ma sulla base dell'analisi formale si possono stabilire due fasi costruttive, una della seconda metà dell'XI secolo, l'altra della seconda metà del XII. Nel tratto E e in quello S sono visibili i filari della muratura liscia, pertinente all'impianto. Le strutture di ricostruzione sono in opera bicroma, caratterizzate da lesene e archetti, che in facciata definiscono finte logge, e da un'esuberante decorazione.
Le grandi dimensioni della chiesa (m 33 x 13, alta m 11 circa) sono motivate dalla funzione di cattedrale della diocesi di Sorres, documentata dal 1112 al 1503, quando venne incorporata nell'arcivescovado turritano. Nel 1953-54, con l'insediamento di un cenobio monastico benedettino, si aggiunsero i fabbricati in stile neoromanico.
L'edificio medievale è in conci di calcare e pietra vulcanica delle vicine cave di Torralba. L'aula ha pianta a tre navate, tutte voltate a crociera. All'interno gli elementi portanti sono in opera bicroma (calcare e pietra vulcanica), mentre le volte a crociera sono in pietra vulcanica. Vi si conserva un pluteo a ruote intarsiate (fine del XII-inizi del XIII secolo).
All'esterno, la facciata e la zona absidale sono in bicromia. L'edificio è privo di membrature verticali tranne che nella facciata. Gli interventi di restauro di fine Ottocento ne hanno modificato l'aspetto originario, con il ripristino o l'arbitraria invenzione di un'ampia gamma di decorazioni.

Galleria fotografica


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Storia degli studi
È Dionigi Scano (1907) a intraprendere gli studi sulla chiesa, mentre la menzione nell'opera di Pietro Toesca (1907) la impone all'interesse nazionale. Raffaello Delogu (1953) l'analizza nel suo studio sull'architettura romanica sarda, spianando la strada alle ricerche di Piero Sanpaolesi (1975). Roberto Caprara (1988) ne approfondisce il contesto archeologico, mentre una scheda riassuntiva si trova nell'opera di Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 177-191;
P. Toesca, Il medioevo, Torino, UTET, 1927, p. 558;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 76-77;
P. Sanpaolesi, Il duomo di Pisa e l'architettura romanica toscana delle origini, Pisa, Nistri-Lischi, 1975, p. 57;
R. Caprara, "L'età altomedievale nel territorio del Logudoro-Meilogu", in Il nuraghe S. Antine nel Logudoro-Meilogu, Sassari, Carlo Delfino, 1988, pp. 398-400;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 301-310;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 20;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 169-179;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 46-49.

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