Bonarcado, Chiesa di Santa Maria

Bonarcado, Chiesa di Santa Maria

Come arrivare
Si lascia la SS 131 all'altezza di Tramatza, proseguendo sulla SP 15 fino a Milis e a Bonarcado, dove nella parte alta dell'abitato si trova il complesso monumentale costituito dal santuario e dalla chiesa di Santa Maria, oggi parrocchiale.

Come raggiungere il monumento
Gli ultimi restauri hanno evidenziato nella zona su cui sorge il santuario di Santa Maria un insediamento nuragico, cui si sovrappose un villaggio romano. Il santuario fu impiantato su un edificio termale tardoromano. Il toponimo Bonarcado deriva dalla chiesa intitolata alla Vergine Panàkhrantos e risale all'epoca bizantina. La parrocchiale di Santa Maria fu invece edificata in età giudicale come chiesa camaldolese.

Descrizione
La chiesa di Santa Maria di Bonarcado riveste massima importanza nell'architettura romanica in Sardegna, non solo per le dimensioni (m 31 x 14, alta m 9 circa), ma soprattutto per le circostanze storiche che si legano alla sua edificazione. La più antica carta del "Condaghe di Santa Maria di Bonarcado" informa della fondazione, attorno al 1110 per volontà del giudice arborese Costantino I de Lacon-Gunale, di un monastero camaldolese affiliato alla abbazia pisana di San Zeno e riccamente dotato di chiese, terre, uomini e bestiame. Un'altra carta commemora la consacrazione della "clesia nuova" di Santa Maria, avvenuta nel 1146/47. La chiesa misurava 30 m e aveva pianta a croce "commissa"; l'attuale primo ordine della torre campanaria era il braccio S del transetto, mentre il braccio N è scomparso, così come l'abside originaria.
Un'iscrizione nella parasta all'angolo s. del prospetto E data al 1242 l'inizio dell'ampliamento, ultimato alla consacrazione nel 1268. L'abside fu demolita e al suo posto si costruì un'aula a tre navate coperte in legno, conclusa da nuova abside, più vicina al santuario altomedievale. Per via delle due fasi edilizie, la chiesa ha oggi pianta longitudinale di circa 50 m. Alla prima fase appartengono la facciata e l'aula per una lunghezza di poco meno di 20 m; alla seconda la parte restante, fino all'abside.La sobria facciata è caratterizzata da alte arcate a tutto sesto, che producono un forte slancio verticale alleggerendo l'imponente massa di scuro basalto. Maggiori concessioni all'elemento decorativo si notano nel prospetto absidale, dove lesene a soffietto partiscono le superfici. I terminali sono decorati con archetti lobati su peducci allungati.

Galleria fotografica



Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è stata analizzata fin dagli inizi del XX secolo da Dionigi Scano. Nella seconda metà del secolo si collocano lo studio di Raffaello Delogu e gli approfondimenti di Renata Serra e Roberto Coroneo. Ulteriori contributi sono venuti dall'indagine archeologica nel quadro dei restauri.

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 136-139;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 127-129;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 158-162;
D. Salvi, "Bonarcado (Oristano). Prime considerazioni sullo scavo del convento di San Zenone", in Bollettino di archeologia, 16-18, 1992, pp. 249-254;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 21;
D. Salvi, "(OR) Bonarcado, santuario di S. Maria di Bonaccattu. 1995", in Archeologia Medievale, XXII, 1995, pp. 395-396;
P.G. Spanu, La Sardegna bizantina tra VI e VII secolo, Oristano, S'Alvure, 1998, pp. 135-137;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 139-147;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 70-71.

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