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Barumini, Chiesa di San Giovanni Battista

Barumini, chiesa di San Giovanni Barumini, chiesa di San Giovanni
Come arrivare
Imboccata da Cagliari la SS 131, dopo aver percorso 40 km si devia a d. e, dopo 4 km, si svolta di nuovo a d. e si prende la SS 197 per Villamar; superato il paese di Las Plassas, si arriva a Barumini. Complessivamente il tragitto è di circa 60 km.

Contesto ambientale
Il paese di Barumini è ubicato alle pendici dell'altipiano basaltico della Giara di Gesturi. Il territorio è ricco di documentazione archeologica. A ovest di Barumini si trova il complesso megalitico quadrilobato di su Nuraxi, iscritto dal 1997 nella Lista UNESCO del Patrimonio dell'Umanità. La chiesa di San Giovanni Battista è situata nell'abitato, vicino alla parrocchiale dell'Immacolata (risalente al XVI secolo ma rimaneggiata in seguito) e alla casa Çapata, costruita tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo.

Descrizione
Nel 1206, quando Guglielmo I-Salusio IV de Lacon-Massa, giudice di Cagliari, e Ugone I de Bas-Serra, giudice di Arborea, concordarono il confine fra i rispettivi regni, una parte delle "ville" comprese nella curatoria della Marmilla, tra cui quella di Barumini, passarono dal giudicato di Arborea a quello di Cagliari, al quale rimasero fino alla sua caduta in mano pisana nel 1258, quando ritornarono all'Arborea. La chiesa di San Giovanni è caratterizzata dalla configurazione planimetrica a due navate absidate, realizzate però in due distinte fasi edilizie. Mancano notizie sulla fabbrica tardoromanica, costituita dalla navata meridionale e realizzata in conci di arenaria di media pezzatura, disposti senza regolarità, ascrivibile alla seconda metà del XIII secolo, epoca a cui risale anche la prima attestazione del toponimo Barumini.
La chiesa dovrebbe essere stata consacrata nel 1316. Nella parte della facciata corrispondente all'originaria aula mononavata, che ospita un portale con centina ogivale, sono presenti gli alloggi di perduti bacini ceramici. Ai fini della collocazione cronologica dell'edificio la presenza dei bacini ceramici non aiuta, poiché il loro utilizzo nella decorazione delle chiese romaniche sarde è documentato dalla seconda metà dell'XI secolo fino alla metà del XIV; nella seconda metà del XIII secolo furono comunque impiegati in modo preponderante. La navata N, edificata in filari di conci squadrati di vulcanite rossa, che creano un contrasto cromatico con quelli in arenaria gialla dell'altra, fu annessa all'impianto nel XV secolo; vi si apre un portale a tutto sesto, lungo cui corre una sottile modanatura a toro. Complessivamente la facciata, rivolta a SO, è larga m 7,95. Entrambe le navate, divise da pilastri, sono state rimaneggiate. Uno dei pilastri presenta dei fori lungo gli angoli, dove secondo la tradizione si legavano i condannati a morte in attesa dell'esecuzione.

Galleria fotografica
  • Facciata
  • Esterno


Storia degli studi
Segnalata da Raffaello Delogu, la chiesa è stata descritta nel 1993 da Roberto Coroneo, che l'assegna alla seconda metà del XIII secolo.

Bibliografia
V. Angius, voce "Barumini", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, II, Torino, G. Maspero, 1834, p. 165;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, p. 198, nota 28;
La Provincia di Cagliari. I Comuni, a cura di N. Sciannameo-F. Sardi, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 1985 (II ed.), p. 21;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, pp. 241-242, sch. 134;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, 2005, p. 81.
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