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Bari Sardo, torre di Barì

Bari Sardo, torre di Barì Bari Sardo, torre di Barì
Come arrivare
Bari Sardo si colloca lungo la SS 125 (orientale sarda), al km 136. Per raggiungere il monumento è necessario prendere un breve tronco stradale, verso E, lungo 4,5 km, che unisce il paese al mare. La torre sorge su un piccolo promontorio, che avanza dalla linea di costa, ed è orlata da una spiaggia sabbiosa.

Il contesto ambientale
Il fortilizio è nel territorio del villaggio di Barì, oggi Bari Sardo: l'area era conosciuta come "Punta Negra di Barì" o "Punta Negra de Sapione" . Successivamente, nei secoli XVIII e XIX la fortificazione fu dedicata a Sant'Antonio e perciò detta "de Sant'Antonio de Barì".
La torre aveva funzioni di vedetta e, con una visuale di circa 15 km, osservava la zona che si estendeva da Capo Bella Vista a Capo Sferracavallo; controllava anche la foce del Riu Mannu, meta possibile di barbareschi e pirati per l'approvvigionamento idrico. Era in contatto ottico con le torri di San Gemiliano e di Capo Bellavista, a N, e con la vedetta di Capo Sferracavallo, a S.

Descrizione
La torre è costruita con rocce granitiche e basaltiche locali. Troncoconica, ha un'altezza di 12,75 m e diametro di 11,4 m alla base e 8 m al terrazzo. È provvista di una piccola camera interna circolare, voltata a cupola, di circa 14 mq; conteneva una piccola guarnigione ridotta all'alcaide (il capitano della torre) e a due soldati. L'ingresso a questa camera era garantito da un'apertura a di 4 m dal suolo; frontalmente all'entrata era collocata una botola che portava alla cisterna, situata ad un livello inferiore, mentre sulla s. vi era la scalinata, interna al muro, che conduceva alla piazza d'armi.
La costruzione della torre nella zona di Barì fu consigliata nel 1572 dalla relazione del capitano di Iglesias, Marco Antonio Camos, che aveva compiuto un censimento delle coste della Sardegna in special modo dei siti più frequentati dai corsari. La realizzazione della fortezza si collocherebbe quindi fra questa data e il 1639, quando è citata per la prima volta dalla "Carta sulla descricion de la Isla Y Reyno de Sardena" di Francesco Vico.
Nel 1720 la torre, secondo la Relazione del I Commissario di artiglieria, fabbriche e fortificazioni, Cagnoli, era in buono stato. Nel maggio del 1748 vi fu uno scontro a fuoco con i mori che erano sbarcati nelle vicinanze. Alla fine del secolo sono documentate riparazioni del mastro Mameli, mentre un intervento più radicale fu effettuato nella primavera del 1828. Nello stesso periodo la guarnigione alloggiava a Bari Sardo, continuando i suoi compiti di guardia. Nei due anni successivi, su progetto dell'architetto Melis, si pose fine alla ristrutturazione.
Nel 1842, fu soppressa la Reale Amministrazione delle Torri e l'anno successivo la torre fu dismessa. Durante la seconda guerra mondiale fu nuovamente riutilizzata come posto di vedetta.

Storia degli studi
La torre è compresa nelle principali opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna.

Bibliografia
E. Pillosu, Le torri litoranee in Sardegna, Cagliari, Tipografia La Cartotecnica, 1957;
E. Pillosu, "Un inedito rapporto cinquecentesco sulla difesa costiera di Marco Antonio Camos", in Nuovo Bullettino Bibliografico Sardo e Archivio delle tradizioni popolari, V, 1959;
F. Fois, Torri spagnole e forti piemontesi in Sardegna, Cagliari, La Voce Sarda, 1981;
G. Montaldo, Le torri costiere in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, Sassari 1992;
F. Russo, La difesa costiera del Regno di Sardegna dal XVI al XIX secolo, Roma, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, 1992;
G. Montaldo, "Forti e Torri Costiere", in Le Architetture fortificate della Sardegna centro-meridionale. Atti della Giornata di Studio, Cagliari 16 ottobre 1999;
M. Rassu, Guida alle torri e forti costieri, Cagliari, Artigianarte, Cagliari 2000.
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