Bonarcado, Santuario della Madonna di Bonacattu

Bonarcado, Santuario della Madonna di Bonacattu

Si lascia la SS 131 all'altezza di Tramatza, proseguendo sulla SP 15 fino a incontrare il paese di Milis e a breve distanza sulla stessa SP15 quello di Bonarcado. Seguendo le indicazioni si trova nella parte alta dell'abitato il complesso monumentale costituito dal santuario e dalla chiesa di Santa Maria, oggi parrocchiale.

Il contesto ambientale
Gli ultimi restauri hanno evidenziato nella zona su cui sorge il santuario di Santa Maria strutture archeologiche di un insediamento nuragico, cui si sovrappose un villaggio romano. Lo stesso santuario fu impiantato su un edificio termale di epoca tardoromana. L'odierna denominazione di Bonaccattu deriva dalla chiesa intitolata alla Vergine Panàkhrantos e risale all'epoca bizantina.

Descrizione
Il santuario di Santa Maria o Nostra Signora di Bonacattu è un piccolo, importante edificio che mantiene intatta la suggestione delle grandi chiese bizantine d'Oriente. Fu edificato, forse tra il VI e il VII secolo, su un complesso termale di età romana tardoimperiale.
Di questo fu mantenuto un ambiente con vasca, che divenne il braccio E della chiesa a croce libera. Nel pavimento si mantengono tratti di cocciopesto (risalenti alla fase romana) e mosaici tardoantichi. La chiesa cruciforme ha bracci voltati a botte, che all'incrocio creano uno spazio quadrato coperto da una cupola visibile solo dall'interno poiché all'esterno è nascosta entro un tiburio quadrangolare, coperto da spioventi nel quale si aprono quattro varchi rettangolari che contribuiscono all'illuminazione dell'interno.
L'accesso all'edificio avviene dal braccio O la cui testata ebbe una facciata romanica fra il 1242 e il 1268, a opera delle maestranze che operavano al coevo ampliamento della adiacente chiesa di Santa Maria. Vi si apre un portale architravato con capitelli aggettanti. Larghe paraste angolari rinserrano la superficie. Lungo gli spioventi corre una serie di archetti "arabeggianti", aperti al colmo in un minuscolo lobo. Al di sopra si notano le sedi per i bacini ceramici, reintegrati nei restauri moderni.

Storia degli studi
Il santuario fu segnalato nella prima metà del XX secolo da Dionigi Scano e compiutamente pubblicato da Raffaello Delogu. In seguito i loro studi furono ripresi da Renata Serra e Roberto Coroneo, tenendo conto degli aspetti storici e artistici. Ulteriori contributi sono venuti dai restauri, sui quali riferisce l'articolo di Maria Luisa Bozzo.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari, Sassari, Montorsi, 1907, pp. 137;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 26-28;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 158-159;
M.L. Bozzo, "Il restauro del complesso di Bonacatu", in Bonarcado, fasc. I, settembre 1992, p. 2;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 22;
D. Salvi, "(OR) Bonarcado, santuario di S. Maria di Bonacattu. 1995" in Archeologia Medievale, XXII, 1995, pp. 395-396;
R. Coroneo-M. Coppola, Chiese cruciformi bizantine della Sardegna, Cagliari, 1999, pp. 41-43;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 139-147;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 70-71.

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