Antonio Amore, Commente Paolina

Antonio Amore

Biografia
Nasce a Catania il 26 gennaio 1918. Non frequenta scuole d'arte e accademie. Da ragazzo segue il padre affrescatore di soffitti e cappelle. Giovanissimo, "da fame spinto e patriottico ardor", partecipa alla conquista e alla perdita dell'impero. Sconta una lunga prigionia. Tornato in patria nel 1946 si stabilisce a Roma ove viene accolto nella casa studio di Giacomo Balla fino alla morte dell'artista. Si afferma come pittore ed esegue vetrate all'EUR. Nel 1963 ottiene il premio ministero P.I. Nel 1964, dopo una personale sulla tematica dell'Ecce Homo alla galleria Anthea, abbandona Roma e si trasferisce in Sardegna. Vive e opera alla macchia e nel 1969 presenta ad Orgosolo disegni e poesie. Insegna Discipline pittoriche all'Istituto d'Arte di Oristano. Realizza opere di scultura in legno, marmo, bronzo e acciaio inox. L'archeologo e accademico dei Lincei Giovanni Lilliu gli dedica due conferenze a Sassari e Nuoro. Pungente corsivista suoi quotidiani dell'isola, ha vari riconoscimenti letterari. Ormai novantenne, continua a svolgere programmi culturali. La sua ultima "antologica" a Oristano, nel settembre 2003, reca il titolo Ricominciamo da Cristo.

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Testo critico
[…] posso trarre il convincimento che esistono artisti capaci di restare "persone" in questo mondo che l'individualità nega ad ogni livello, e cioè senza patire la sorte degli eremiti di massa per i quali l'isolamento e la solitudine a diventare come lo è per Antonio Amore, un forte strumento di rapporto e di comunicazione cogli altri; Amore partecipa, narra ed esprime giudizi attraverso la sua arte che tutto trascina nella sublimazione simbolica: anche quella Sardegna che egli con tentennante apprensione assume a modello dei suoi universali.
"Io canterò per voi senza un vero motivo", dice un verso di Antonio Amore. Ed è all'uomo, a tutti gli uomini che egli rivolge il suo canto con la voce dell'arte che non può tacere e che si sa incapace di riscatti.
Senza un vero motivo, ma per una tensione ineludibile al dire e al comunicare, questo testimone del silenzio e della disperazione affronta con strana fiducia il mondo dei linguaggi assenti e dei segni obbliganti, nel recepire il segreto ed il mistero, ne rivela la nascosta umanità nel sacrificio di un'arte che non nomina mai invano il nome del proprio Dio.
Tutti i modi dell'espressione vengono così a confluire e a confondersi nella religiosa limpidezza dell'opera di Antonio Amore: dal grottesco al drammatico dal realista al surreale, fino allo scoperto simbolismo delle assonanze narrative e formali che rivelano la modernità del suo linguaggio lacerante ma non lacerato, teso all'oscurità del sublime e a quella dimensione universale dell'essere dove l'individuo "sente" la sua incredula libertà […].
Franco Solmi, Amore, opere 1965-1988

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