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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Letteratura sardo-ispanica

Pala della Crocefissione (particolare), chiesa di San Martino ad Oristano Pala della Crocefissione (particolare), chiesa di San Martino ad Oristano
Nonostante le difficoltà la Sardegna spagnola del Cinquecento e del Seicento continua a essere una terra ricca di cultura e letteratura. Lo testimonia la presenza di numerosi cultori delle lettere, delle arti, e l'interesse per la storia e la geografia.

I nomi sono quelli di Sigismondo Arquer, Roderigo Hunno Baeza, Montserrat Rossellò, Giovanni Francesco Fara, Giovanni Arca, Proto Arca Sardo, Gian Tommaso Porcell, Francesco Bellit, Antioco Brondo, Antonio Lo Frasso, Pietro Delitala, Angelo Simone Figo, Girolamo Vidini, Pier Michele Giagaraccio, Gavino Sussarello, Gavino Suner, e, massima espressione letteraria, Gerolamo Araolla. Si distinsero inoltre Salvatore Vidal, Jorge Aleo, José Delitala Castelvì e José Zatrilla y Vico. Questi uomini di cultura hanno in comune molti tratti, fra cui l'uso di diverse lingue per scrivere le loro opere. Il carattere plurilingue della cultura sarda si mantiene intatto anche in questi anni difficili dominati dall'ispanismo.

Il secolo XVII si apre con una situazione dell'isola che si fa sempre più difficile fino a precipitare negli ultimi decenni del secolo in una crisi politica senza precedenti. Nel quadro generale tramonta l'uso del catalano a favore del castigliano che diventa veicolo importante dell'importazione di stili, modelli e abitudini della cultura spagnola nell'isola. Diminuiscono i tentativi di valorizzare il sardo, sebbene il suo utilizzo continui a essere prevalente negli scritti di carattere religioso destinati alle classi popolari.
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