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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Architettura postunitaria

Cagliari, bastione Saint-Remy, 1896-1902 Cagliari, bastione Saint-Remy, 1896-1902
Dopo l'Unità d'ItaliaL'architettura del ferro compare a Cagliari tra il 1882 e il 1886, quando viene costruito su disegno di Enrico Melis il mercato coperto di largo Carlo Felice, oggi non più esistente.
Sassari, casa Cugurra, fine XIX-inizio XX sec.L'eclettismo Nell'analisi delle testimonianze dell'architettura neomedioevale, secondo un concetto di revival del passato, è possibile rendersi conto della loro presenza capillare in tutta la Sardegna, in luoghi anche isolati, in rapporto con le più diverse tipologie che abbracciano edifici religiosi, costruzioni civili pubbliche e private, edifici industriali, monumenti funerari.
Nuoro, Camera di Commercio, 1935-1938L'architettura ufficiale Al debutto del fascismo la situazione di arretratezza della Sardegna è ben sottolineata dalla fragilità dell'armatura urbana, riducibile secondo il censimento del 1921 ad una popolazione delle città estremamente ridotta ed una altissima percentuale di residenti in centri molto piccoli e disseminati in un territorio scarsamente popolato, ampio e servito malamente da una viabilità inadeguata.
Cortoghiana, piazza Venezia, 1940Le città di fondazione fascista Con il celebre "Discorso dell'Ascensione" (Milano 1927), e un articolo opportunamente intitolato "Sfollare le città" (1928), il fascismo poneva le basi per una politica di "disurbanizzazione" che voleva controllare la crescita urbana, ma allo stesso tempo mantenere popolate le campagne, in un momento nel quale si delineava uno svuotamento degli insediamenti rurali.
Quartu Sant'Elena, fornaci MaxiaL'archeologia industriale Gli stabilimenti industriali dei primi del Novecento sono caratterizzati da un'architettura semplice, sottolineata da apparati scultorei che indicano le funzioni produttive, secondo il modello riscontrabile in edifici paleoindustriali come buona parte dei mattatoi in tutta l'isola, ornati da bucrani o da buoi accosciati.
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