Mamoiada, Carnevale 1957. Pablo Volta

Cinema

Il cinema in Sardegna

Nel 1899 i Lumière, attraverso il regista Francesco Felicetti, girano "Voyage du Roi Humbert Ier en Sardaigne", cinque cineattualità che raccontano la visita del sovrano e della regina Margherita nell'isola. Da quella data fino agli anni venti esistono sul cinema in Sardegna poche testimonianze, rari film, girati o solo ambientati nell'isola, come "Cainà" di Gennaro Righelli, "La Grazia" di Aldo De Benedetti o "Cenere" di Febo Mari, unico film con Eleonora Duse, tutti direttamente o indirettamente ispirati alla Deledda.

Il cinema deleddiano

L'immagine della Sardegna fatta di faide, bardane, banditi, esotismo e folklore ha origini lontane e complesse analizzate, fra l'altro, in opere dedicate al rapporto tra Grazia Deledda e il cinema come "Scenari sardi: Grazia Deledda tra cinema e televisione", curato da Gianni Olla e la trasmissione di Rai Sardegna "Grazia quasi Cosima" (1987), realizzata da Maria Piera Mossa.

Le origini del documentario

Il primo documentario girato in Sardegna è dei fratelli Lumière, inventori del cinematografo, che nel 1899 inviarono nell'isola i loro operatori per una "cineattualità" dal titolo "Voyage du Roi Humbert Ier en Sardaigne". Pochi minuti di immagini in movimento per raccontare al pubblico curioso e attento l'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele a Sassari.

Il documentario antropologico

Dal dopoguerra comincia a farsi strada un cinema documentario più attento agli aspetti antropologici. E compaiono i primi autori sardi come Enrico Costa e, soprattutto, Fiorenzo Serra che con una ricca attività filmografica, superando l'impostazione folclorica, realizza "L'ultimo pugno di terra", premiato al Festival dei Popoli nel 1965.

I nuovi registi sardi

Ammirati o premiati nei festival, segnalati dalla critica, seguiti con attenzione da un pubblico non solo isolano, i film dei maggiori registi sardi si caratterizzano per un ampio spettro tematico, simbolo di un immaginario regionale contemporaneo capace di rappresentare efficacemente la pluralità culturale dell'isola.