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Festa a Monte Loddone. Sara Ruth Zedeler
Festa a Monte Loddone. Sara Ruth Zedeler
In Sardegna la musica tradizionale è al giorno d'oggi un'espressione assai viva e variegata, connessa con gli scenari della vita comunitaria quotidiana e festiva. Lungi dall'essere sterile folklore, essa viene eseguita ed ascoltata da uomini e donne di ogni età e condizione sociale, associata a comportamenti, significati e valori collettivamente partecipati. Molti sardi continuano a comunicare attraverso forme musicali ereditate dalla tradizione del passato semplicemente perché trovano in esse un mezzo idoneo ad esprimere se stessi all'interno della loro realtà contemporanea, funzionale al loro modo di vivere e di stare con gli altri, adeguato a manifestare la propria identità. Tale attualità garantisce la vitalità dei repertori che si continuano a cantare e suonare, i quali, diversamente, finirebbero nel dimenticatoio, come altri nel passato. Non stupisce che accanto agli scenari esecutivi più tipici della tradizione, come le feste religiose e profane, si siano definiti nuove occasioni e nuovi contesti esecutivi, adattatisi al mutare dei modi di vita e della comunicazione: è il caso ad esempio delle trasmissioni televisione o radiofoniche incentrate sulla musica tradizionale o del frequente ricorso all'incisione discografica da parte di molti cantori e suonatori. La maggiore disponibilità di tempo libero dal lavoro permette a molti esecutori di specializzarsi in modi sconosciuti nel passato, elevando mediamente il livello della pura tecnica musicale. Il fenomeno è alla base della diffusa tendenza alla formazione di gruppi di esecutori stabili che operano in modi semiprofessionistici. Un caso particolare è il fiorire dei cosiddetti gruppi folk che, ben diversi dai gruppi folkloristici che operano nel resto d'Italia, contribuiscono a rielaborare continuamente il senso di appartenenza alla comunità locale ("sa bidda"), tratto di grande rilievo dell'essere sardi.

La musica tradizionale sarda vive oggi un momento assai complesso, dove si incontrano processi e tendenze differenti, fra continuità della tradizione e innovazione, in un quadro fluido e in continuo divenire che si intreccia con gli altri elementi (la lingua, il persistere di certi modi di interazione collettiva, di certi valori condivisi, di certe dinamiche di gruppo basate sul senso della sfida e così via) che entrano in gioco nella definizione e rappresentazione dell'identità dei sardi. Gran parte delle espressioni musicali tradizionali sarde manifesta una forte caratterizzazione, fra le più marcate fra le culture del Mediterraneo. Ciò non vuol dire che esse siano frutto di processi musicali "autarchici", esclusivi dell'isola, poiché per qualsiasi forma sono evidenti gli scambi con tradizioni musicali di altre culture. Diversamente distribuite sul territorio, si hanno molteplici espressioni di musica vocale (canti sia monodici sia polifonici), di musica strumentale (con l'uso di strumenti caratteristici come le launeddas e di altri ampiamente diffusi al di fuori dell'isola ma qui utilizzati in modi peculiari, come l'organetto e la chitarra) e di forme di canto con accompagnamento strumentale. Una basilare distinzione può tracciarsi fra le pratiche vocali e strumentali a "numerus clausus", cioè riservate ad esecutori che abbiano seguito specifici iter di apprendistato (come il canto a tenore; il canto a cuncordu; il canto a chitarra; le tradizioni di poesia improvvisata; il repertorio per launeddas) e quelle a "numerus apertus" destinate alla più larga partecipazione collettiva (come il canto dei gosos e del rosario).

Secondo un'opinione comune fino ad un paio di decenni addietro, le forme e gli stili esecutivi riflettono (quando non caratterizzano) le diverse aree linguistico-culturali dell'isola. Per Pietro Sassu, ad esempio, nell'area logudorese ha maggiore rilevanza ha il canto solistico con chitarra mentre il Campidano si caratterizza per le forme di canto con accompagnamento di launeddas; per il canto a più voci il Logudoro, la Gallura e il Sassarese presentano repertori di tipo religioso mentre la Barbagia è l'area della polifonia profana (canto a tenore) e così via. La questione della diffusione delle forme musicali e del loro rapporto con le aree geo-culturali appare oggi estremamente complessa (anche in virtù di vari e complessi processi di delocalizzazione) e risulta piuttosto difficile una sua esatta definizione. Se, ad esempio, fino a tempi relativamente recenti il suono delle launeddas risultava estraneo alle orecchie e alla sensibilità delle comunità del nord Sardegna, oggi è del tutto normale assistere a esibizioni di launeddas in qualsiasi festa di paese dell'isola, senza distinzione di area. Inoltre è invalso l'uso di combinare lo strumento con espressioni tradizionalmente appartenenti a diverse zone: è il caso delle frequenti commistioni fra launeddas e canto a tenore che si ascoltano in incisioni discografiche e dal vivo. Per altro verso, mentre alcune pratiche musicali (soprattutto quelle in cui è determinante la specializzazione individuale come il canto a chitarra o le pratiche di improvvisazione poetica) rivelano caratteri ricorrenti in vaste aree, altre (frutto di comportamenti musicali d'insieme, come le forme di canto a più voci) si differenziano notevolmente a seconda del paese, contribuendo alla definizione dell'immagine della specifica identità culturale di ciascuna "bidda".

Bibliografia essenziale:
M. Madau, Le armonie dei sardi, Cagliari, Stamperia reale, 1787 (ried. a cura di C. Lavinio, Nuoro, Ilisso, 1997);
N. Oneto, Memorie storiche sopra le cose musicali di Sardegna, Cagliari, s.n., 1841;
G. Gabriel, Canti di Sardegna, Milano, Italica Ars, 1923;
G. Fara, L'anima della Sardegna: la musica tradizionale, Udine, IDEA, 1940;
La musica sarda. Canti e danze popolari, a cura di D. Carpitella-L. Sole-P. Sassu, 3 dischi 33 giri con libretto, vpa 8150–2, Pieve Emanuele (Milano), Albatros, 1973;
M. Gualerzi, "Discografia della musica popolare sarda a 78 rpm (1922-1959)", in Culture musicali, 2, 1982, pp. 167-192;
R. Leydi, "Discografia della musica popolare italiana – Sardegna", in Fonti musicali italiane, 2, 1997, pp. 249-280;
Un'antologia di documenti etnomusicologici dall'Archivio di Radio Sardegna, a cura di I. Macchiarella, 2 compact disc con libretto, Cagliari-Roma, Rai/Sede regionale della Sardegna, 2005.
Si vedano anche le informazioni sulle raccolte sonore di:
Archivio Mario Cervo
Archivio dell’ISRE
Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia di Santa Cecilia
Archivio della Discoteca di Stato


Per la musica tradizionale sarda:
P. Sassu, "Le strutture musicali", in La musica sarda. Canti e danze popolari, a cura di D. Carpitella-L. Sole-P. Sassu, 3 dischi 33 giri con libretto, vpa 8150–2, Pieve Emanuele (Milano), Albatros, 1973;
P. Sassu, "La musica di tradizione orale", in La Sardegna, a cura di M. Brigaglia, 1, Cagliari, Edizioni della Torre, 1982;
B. Lortat Jacob, "Sardinia", in Garland Encyclopedia of World Music. Europe, T. Rice-J. Porter (eds.), New York-London, 1999;
B. Lortat Jacob, "Sardinia", in The new Grove Dictionary of Music and Musicians, London, Macmillian, 2001;
B. Lortat Jacob, "Ce que chanter veut dire. Etude de pragmatique (Castelsardo, Sardaigne)", in L'Homme, 171-172, juliet/décembre 2004, pp. 83-102.


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