Oristano, Cattedrale di Santa Maria Assunta (sec. XVIII)

Letteratura sardo-piemontese

Dalla Spagna ai Savoia

L'isola passa dagli Spagnoli ai Savoia con un breve intermezzo degli Austriaci e un temporaneo ritorno alla Corona iberica.

La letteratura tardoiberica

Negli ultimi due secoli, le classi dirigenti isolane si sono fortemente ispanizzate e i piemontesi stentano ad orientarsi nella realtà sarda. Lo spagnolo resiste anche negli scritti di tipo religioso, spesso in alternanza con il sardo (è il caso per esempio di Giovanni Delogu Ibba, parroco di Villanova Monteleone, nei suoi "Index libri vitae").

La letteratura arcadica e didascalica

I Savoia, intorno alla metà del secolo, mettono finalmente a punto una strategia politica che prevede un'espansione verso la penisola italiana. Abbandonano, in parte, il francese (da sempre la loro lingua colta e ufficiale) e iniziano un'intensa politica di italianizzazione. Anche la Sardegna viene interessata a questo processo.

La letteratura storico-civile

L'interesse degli scrittori e intellettuali per l'isola si esplicò anche in relazione alla ricostruzione delle vicende di una ''patria'', la Sardegna, che - pur partecipe del processo di costruzione della nazione italiana - manteneva la sua identità e le sue specificità. Il desiderio di indagare e valorizzare il patrimonio storico dell'isola divenne prevalente nelle aspirazioni di molti studiosi.

I viaggiatori dell'Ottocento

La storia della Sardegna arriva alle porte dell'Ottocento portandosi dietro un vasto patrimonio culturale. Dopo il passaggio ai Savoia nel 1718, il nuovo governo non si orientò subito all'interno di una realtà estremamente diversa dalle terre continentali, e ciò acuì la frattura tra la cultura di tradizione spagnola e quella piemontese.