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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Letteratura

Giovanni Marghinotti, Popolani in costume, 1860 ca. Giovanni Marghinotti, Popolani in costume, 1860 ca.
Nel XVI secolo l'interesse per la storia della Sardegna e per le sue antichità suscita curiosità negli studiosi sardi, come dimostrano le opere di Sigismondo Arquer e Giovanni Francesco Fara che, per primi, propongono una riflessione sulla Sardegna e sul suo passato, fornendo, nel contempo, un'importante testimonianza sulla società del loro tempo.
Antonio Lo Frasso rappresenta, invece, tutta la complessità del plurilinguismo sardo dell'epoca, utilizzando il castigliano, il catalano e il sardo, mentre Pietro Delitala si discosta dagli autori dello stesso periodo perché sceglie la lingua italiana, o per meglio dire, toscana, in un momento in cui questo idioma è quasi completamente abbandonato in Sardegna.

Nel XVII secolo la Sardegna, ormai completamente ispanizzata, vede l'affermarsi, in modo incisivo, della lingua e della cultura castigliana. Fa eccezione l'opera di Francesco Vidal, che manifesta con il suo interesse per la lingua sarda, come nell'isola esistessero correnti culturali che in qualche modo contrastavano l'ispanizzazione totale delle classi dirigenti. Il poeta barocco Giuseppe Delitala y Castelvì è, invece, perfettamente integrato nella cultura spagnola e con le sue opere dimostra di essere un notevole poeta sardo in lingua castigliana.

L'Ottocento rappresenta un momento fondamentale per la cultura sarda. È, infatti, il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano la Sardegna e pubblicano i resoconti di questi viaggi, di cui il più noto è quello pubblicato nel 1826 da Alberto Ferrero della Marmora.
Nel corso del secolo visitano la Sardegna Francesco d'Austria-Este, Alphonse de Lamartine, Antonio Bresciani, Emanuel Domenech, Carlo Corbetta, Charles Edwardes, Francesco Aventi, Gaston Vuillier, Gustave Jourdan.

Il nuovo secolo si apre con una tendenza alla trasformazione delle strutture della società sarda. Conquistano una posizione di primo piano il poeta Sebastiano Satta e lo scrittore Enrico Costa, che ottennero successi di livello italiano ed europeo, inserendosi nel grande dibattito della cultura internazionale.
Il conferimento del Premio Nobel alla scrittrice nuorese Grazia Deledda, nel 1926, consacra definitivamente il valore e l'originalità della letteratura sarda.

Dagli inizi del Novecento si registrano numerosi viaggi di studiosi, giornalisti e scrittori, che percorrono la Sardegna e pubblicano, successivamente, le relazioni dei loro viaggi. Fra questi, Annibale Grasselli Barni, Gino Bottiglioni, Giulio Bechi, J.E. Crawford Flitch, Max Leopold Wagner.
In questo secolo accanto alla cultura letteraria va ricordata la cultura politica con personaggi di grande valore come Emilio Lussu ed Antonio Gramsci.

Il dopoguerra rappresenta un momento di svolta, in cui gli intellettuali sardi sono consapevoli di trovarsi di fronte ad una svolta epocale rappresentata dalla fine dell'isolamento e dall'ingresso della Sardegna nel cosiddetto "villaggio globale". Tali trasformazioni sono avvertite dagli uomini di cultura e dagli scrittori come Salvatore Cambosu, Giuseppe Dessy, Salvatore Satta e, in anni più recenti, Sergio Atzeni.
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